Vai avanti tu che a me viene da ridere

Ormai il marciapiede di Via Savonarola ha imparato a riconoscere la mia mesta espressione reduce da un addio. Io guardo le mie scarpe blu elettriche avanzare passo dopo passo verso la momentanea resa dei conti emotiva, e lui imperturbabile rilascia lentamente il calore della giornata estiva, il retrogusto dolceamaro di giornate troppo brevi che il sole arriva al tramonto riposato.
Ma sì, mandiamo un’altra volta i National, il tempo di togliersi di dosso l’ultima camicia stagionale, perchè ormai fa troppo caldo ed è tempo di magliette strappate. E’ tempo di essere sinceri con se stessi, e incominciare a credere a tutte le proprie bugie.

Io gli addii li odio, non tanto per la rappresentazione in tempo reale della Morte, quanto per i riflettori che puntano su chi resta, come la luce che coglie i carcerati appesi alle lenzuola annodate. Socchiudono gli occhi, non hanno nemmeno il tempo di rendersi conto che sta capitando proprio a loro, è proprio la loro fuga ad essere interrotta sul nascere. Si ritorna in cella, con una foto in più appesa alle pareti. Gli addii li odio perchè mi ricordano che non sono affatto perspicace, e tento inutilmente di farci stare in unico abbraccio della durata di pochi secondi ore e ore di tentativi mai realizzati, tutte le altre stupide battute che potevano venirmi in mente, tutte le ulteriori risate che potevo strapparle. “L’ho sempre fatta ridere, mai sorridere“. Ritorno sui miei passi su quel marciapiede che rilascia lentamente il calore della giornata estiva, quel calore che si inerpica tra le mie narici arrivando a stordirmi un po’, a contarmi i giorni passati da quando l’ho conosciuta. Nemmeno un mese, neanche una decina di giorni effettivi, solo il tempo di abituarmi all’inflessione cantinelante della sua voce e alla sua buffa avversione per le doppie. Ti scriverò delle mail dove cercherò di farti ridere anche dall’altra parte dell’Oceano, agggiungendo una consonante perchè non ti possa scordare l’italiano. Di me e te ci scorderemo reciprocamente ben presto invece, il tempo di risalire in macchina al termine del marciapiede di Via Savonarola.
Sarà pure troppo tardi, come sempre-come ogni volta, quando deciderò di tornare indietro, espirare il vapore estivo e iniziare a ribaltare le risate, accontentarmi di ridere piuttosto che farti, farle, farvi ridere. Iniziare a mentire a me stesso, ruzzolare sopra le bugie. Sorridere, senza aspettare il prossimo addio.

Questa voce è stata pubblicata in Linea d'ombra, Scivola e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Vai avanti tu che a me viene da ridere

  1. nabladue scrive:

    Gli addii sono brutti, ma questa pagina è molto bella 🙂
    ciao

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *