Il pelo nell’uovo sodo

Sto mentalmente ripercorrendo le ore della giornata di ieri. Almost normal day. C’è stato un punto, ci deve essere stato, in cui tale giornata mi è sfuggita dalle mani ed è caduta in acqua. Non è affogata, il livello era basso e persino una piuma riusciva a rimanere a galla senza bagnarsi. Eppure verso il tramonto mi è sfuggita come granelli di sabbia dalle mani, e si è sciolta nell’acqua. Senza che me ne rendessi conto, senza coglierne il motivo, la causa. Sentivo che c’era qualcosa che non andava. La macchina si era rimossa in moto.

Uno si sveglia al mattino e fa il punto della situazione. Si è svegliato a un orario civile e dittatoriale (ovvero dopo le 9, e deciso da lui), nelle ore immediatamente successive non è prevista nessuna interazione con esseri umani. E’ completamente libero di conversare con il suo Senso di Appagamento. Lo trova un po’ smagrito, sicuramente dovrebbe mettere su qualche chilo, ma tutto sommato la recente corsetta intorno alle mura gli ha giovato. Le sue guancie sono ancora lievemente arrossate, e non si è ancora cambiato la maglietta, che puzza ancora di sudore primaverile. Entrambi concordano che effettivamente non sta andando male, anzi, si potrebbe quasi dire che in qualche incerto, invisibile modo “sta andando”. Un sotteraneo lavoro di messa a punto, un clandestino muoversi verso una qualsiasi, infinita strada. Quello che non c’è inizia a non fare paura, a non fare rumore, il sole filtra tra gli alberi e asciuga qualche chiazza di asfalto.
Quindi si esce di casa, si va a battere cassa, e la giornata appare per quella che effettivamente è: normale. Non monotona, non piatta, non inutile, ma normale: e dunque “inserita”. Ripercorrendo i normali minuti di una normale giornata, mi viene in mente un minuto – anzi secondo – più normale degli altri. Credevo coincidesse con la proposta di lavoro precario, e invece quella è scivolata subito tra le pagine dell’agenda, invece è stato quando è svanita la possibilità della doppia cena. Quando tutto è diventato ufficiale, ed è partito l’ennesimo comunicato stampa dal Settore Utopie. Senza nemmeno un grazie, senza nemmeno essersi seduti attorno a un tavolo per contrattare. Sì, credo che lì la giornata normale si è incrinata, una fuoriuscita dal serbatoio, una falla che una maglietta nuova o un paio di scarpe potevano chiudere. Ho assaggiato il carburante perduto e sapeva di giorni d’agosto piovosi. Sapeva di futuro, e mi è andato di traverso.
Senza tossire ho deglutito, ho bevuto svariate sangria di fronte al Duomo, fino a quando non è arrivata la mezzanotte.

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