Facciamo il briefing / 3

Franco oggi l’ho incontrato lungo via Ricci. Non mi ha salutato.

La giacca di ordinanza me la infilo mentre passo davanti agli stand e me la tolgo immediatamente girato l’angolo. Grondo sudore, le mie mani sono impegnate a reggere due borse contenenti mosaici ravennati post-moderni. Mi perdo, guardare la piantina non serve a molto perchè le vie non hanno nome. Nello stesso momento il Socio sta presenziando all’ingresso di un convegno, mentre I e V stazionano nello stand leggendo gli annunci al microfono, e in segreteria C e B rispondono a martellanti telefonate. S accudisce la nervosa MC, che non si sente mai all’altezza, pur essendo sopra a tutti. Ovunque sono sparsi connessioni neuronali (sinapsi?) che trasmettono elettricità al cervello organizzativo. Scatti di nervi, una macchina che procede spedita ma è ingolfata, pesante seppure leggerissima nel suo essere sguarnito, dove tutti fanno tutto (e tutti?) perchè si è in pochi per risparmiare. Non mi ricordo che giorno sia, se ieri oggi o domani, probabilmente sono tutti quanti insieme, un unico giorno di svariate ore, e domani si entra nel pomeriggio. Alla sera ci tocca pure chiudere lo stand, le due ore più inutili della giornata, passate ad assaggiare il pane zuppo d’olio dello stand pugliese di fronte al nostro e a fare una chiaccherata che ci (ri)porta alla realtà con un onesto manovale.

Un’unica giornata senza pause pranzo in una città senza un centro nevralgico, un po’ sparpagliata e un po’ senza perchè. Ho voglia di musica, di televisione, di dormire, di stare dentro a me stesso e di non sentire più il suono della mia voce. Mentre rispondo alle telefonate di espositori incazzosi, operatori turistici sperduti come bambini e minacciosi richiami dall’alto, sento rimbombare nell’enorme sala la mia voce,  e mi perdo ad ascoltare me stesso.

Una donna che ha smesso di essere giovane da poco entra timidamente in sala stampa, e tremolante chiede se può assistere a un evento programmato per domani, pur sapendo che è destinato solo agli accreditati. “Lo so”, dice, “ma io sono appassionata di turismo e speravo di partecipare. Ma grazie lo stesso”.  Grazie a lei, rispondo. Ringrazio sempre tutti, al telefono di persona è un grazie generale e ripetitivo, ma finora nessuno ancora si è accorto del nastro registrato. Chè poi ti entra dentro, quella parola in codice che chiude lo slot destinato alla conversazione di turno e immediatamente catalogato in una cartella opaca ti si appiccica addosso al tuo BADGE e quindi si diventa a propria volta un Grazie ambulante. Sono momentaneamente una formula di rito. Eppure la voglia di sabotare il sistema al suo interno (vedi alla voce Spizzico) o di mandare tutto affanculo (vedi alla voce worfklow) non è ancora subentrata. Oltre a non esserci il tempo, che domenica puf la parentesi si chiude, non esiste nemmeno la convinzione. Come se questa cosa, andasse fatta. Come se ne dovessero fare tante altre. La curiosità bulimica di un multitasking emotivo. Mentre il Socio russa vergognosamente e impunemente, io non dormo e ascolto canzoni che non ascoltavo da mesi, e mi suonano come se fosse la prima volta che entrano nelle mie orecchie.

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