Facciamo il briefing / 2

Franco ha fatto il disegnatore della Disney negli anni ’80, in California. Dice che a 18 anni ha mollato il suo paesino nel Polesine per diventare “hostess”. Sul primo Jumbo Jet da Milano a New York, lui faceva il cameriere. Sui transatlantici che portavano in giro, per un mondo ancora abbastanza grande da sentirsi veramente lontani da casa, i ricconi dell’epoca, lui serviva ai tavoli. Le navi sostavano per quattro giorni nelle città, e dovevano bastarti quelle 72 ore per costruirti una vita. Franco se l’è sempre fatte bastare, e ora è qui che si fa bastare pure 5 minuti per spiegarci come ha iniziato a disegnare. Il motivo non ce l’ha detto, rimandandolo a un’altra conversazione francamente improbabile, ma quel srotolare i crudi fatti della sua esistenza di fronte a due giovini muniti di badge e facce spettinate ha spiegato comunque diverse cose. Per Franco Ferrara è la città più bella d’Italia: non la vede da 20 anni.

Ravenna alla sera sembra deserta. Per l’ormai canonico tragitto hotel-segreteria organizzativa-ristorante-hotel non incrocio praticamente nessuno. Ci siamo solo noi della banda della fiera, io drogato da 12 ore dentro quegli uffici, il Socio con la camicia puzzolente e la barba sfatta, e tutte le ragazze dell’organizzazione. Età diverse, accenti diversi, caratteri diversi, ma tutte stoiche nel non esplodere mai di fronte allo stress. Quasi mi fanno paura, io che ad un certo punto DEVO iniziare almeno a canticchiare qualcosa sottovoce, o comunque strafogarmi di piadina per il pasto frugale delle 4 del pomeriggio. Come primo giorno di supervisore della Sala Stampa, è andata di lusso, nel senso che clamorosi incidenti diplomatici non ne ho pubblicati (finora). Sono arrivate due giornaliste finte, due signore attempate in cerca di cena di gala a sbafo che scrivono per una fantomatica rivista culturale del Lazio. Prima di loro, due semplici passanti, che mi hanno fatto notare l’unicità della pianta centrale di San Vitale. “Solo a Roma c’è qualcosa di simile, a Santa Sabina. Vero?” Fondamentalmente, si tratta di non far capire che non si ha idea di cosa si sta parlando. Con i passanti, con i “colleghi di lavoro”, con i superiori, il segreto (se mai ne esistano) è quello di imparare a dire sì convinti, non convincenti, che è diverso.

La mia pancia sembra un pallone di cuoio gonfiato oltre misura. Se provo a ticchettarci sopra, vibra plasticamente. E’ che nemmeno ho il tempo di cacare, e direi che qui è riassunto il senso della trasferta ravennate. Ho fatto per 2 sere di fila la stessa tipologia di sogno, cambiando il soggetto della trama in questione. Credo che stanotte mi ritroverò sonnambulo ad abbracciare la tazza del water. Il socio invece dorme subito, ingoiando la sua enorme lingua senza soffocare, e io a guardarmi la finale di Champions League (accuratamente registrata) ad avanzamento rapido, 3x, per guadagnare tempo. Del resto, nel calcio conta solo il risultato.

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Una risposta a Facciamo il briefing / 2

  1. Alessandra scrive:

    interessanti le fantomatiche giornaliste del fantomatico giornale. e anche la partita di Champions ad avanzamento rapido 😉
    resisti.

    kiss

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