Non è un paese per scacchisti

Un Serbo arriva al nostro tavolo mentre sto improvvisando una partita a scacchi con Proboscide. Io sono solito insultare Proboscide, e questo mi conferisce autorità e dunque un’ipotetica valenza da Giocatore di Scacchi, quale non sono. In realtà io e Proboscide siamo Buffoni, ciò che ci differenzia è lo Stile con cui interpretiamo i ruoli che Dio, o chi per lui, ci ha assegnato.

Insomma mentre io gli mangio il pedone, entra nel locale questo Serbo vestito in tuta anni ’80, con una giacca e un cappello elegante (?). La tipica barba e il tipico accento biascicato degli slavi ubriachi, quelle finezze balcaniche che sul momento ti fanno sentire tanto di fronte a un Bregovic e quindi ti sembra pure simpatico, ti convincono a dargli confidenza, ma sì dai, diamo un tono etnico alla serata clandestina.

Chiede di dove sono, ma mi scambia per un siciliano, dimostrando una limpida coscienza di dove crede di trovarsi. “No tu siciliano!”. Individua in me il giocatore migliore a scacchi dei quattro italici commensali, e mi lancia la sfida. “Dai amico metti un euro sul tavolo”, e picchia la mano grande e ruvida sul tavolo. In casi come questi io tendo a ripetere sempre la medesima frase, qualcosa di simile a un altrettanto biascicato “no no non compro niente”, e inizio a muovere il mio pedone, ma al Serbo evidentemente non basta. Essendo ubriaco (anche se non in maniera evidente) vuole osare di più, e lancia un’allettante offerta: “se perdi sarai il mio schiavo per un anno”. Sento che la situazione si fa pesante, allora cambio la frase biascicata in una variante più seria e risentita (“no no, non c’ho una lira”) ma questo mio cambio di tono sembra innervosire il Serbo. Mi piazza la sua mano grande e ruvida in testa con fare brontolante, evidentemente ci teneva proprio a giocare a scacchi, o forse aveva un gran bisogno di uno schiavo in casa (del resto chi non vorrebbe uno schiavo?). Da biascicato divento risoluto, “no no, non ci sto più”, cercando uno sguardo di ferma approvazione da parte dei miei Compari (lui sarà slavo, ma io sono italiano! <ammicca>) i quali stanno allungando nelle tasche della tuta del Serbo arachidi e patatine. Proboscide gli infila addirittura una banconota da 10 euri per farlo continuare. Fortunatamente per il divano del locale la mano grande e ruvida del Serbo non mi spappola il cranio e decide di andarsene brontolante.
Il gestore del locale ci porta via la scacchiera.

Da lì in poi, avremmo parlato di Futuro.

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2 risposte a Non è un paese per scacchisti

  1. Alessandra scrive:

    è successo davvero???

  2. TheEgo scrive:

    Quasi tutto, a parte le arachidi e i soldi in tasca messi al serbo… :-p
    Eh si, poi abbiamo davvero parlato di Futuro.

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