Fixing a hole in the ocean / 2

Devo riaggiornare la definizione di “fuso” nel mio vocabolario personale.
Inizi la giornata radunando le idee e studiando il quadro generale della situazione. Fissi i punti di intervento. Elenchi le risorse a tua disposizione. Intervieni sui controlli web della pagina, poi ti accorgi che non hai la minima idea di cosa stai manipolando. Ti fermi dunque a raccogliere informazioni su questi controlli web per l’accesso ai dati. Richiedono una risorsa dati. Vai a cercare come implementare questa risorsa dati. Nel frattempo viene modificato il flusso, peraltro accantonato da giorni per dedicarsi ad altre questioni. Tieni in sospeso la modifica necessaria, ritorni a curiosare nella risorsa dati. Ti accorgi che è necessario organizzare meglio, e definitivamente, questa risorsa dati. Ti telefona il tuo supervisore per chiederti se hai finito tutto. Eviti di rammentargli che le giornate hanno solo 24 ore, e lo lasci nell’illusione che Volere è potere. Prendi tempo, decidi di mostrargli i problemi che sono sorti oggi, ma si rivela un boomerang. No no, così non va. Finisce la giornata dove le parentesi da curve sono diventate dritte, lunghi e ghiacciati scivoli che ti condurranno all’ennesima notte di 5 ore di sonno. Che poi non sono nemmeno poche. Ti aspetta una serata dove dovrai costruire per la prima volta un database come si deve, con tabelle da 20 campi, tipo. Con tante tabelle del genere, tipo. Magari farle andare d’accordo, tipo. Tipo. Aggiungi un punto alla lista di cose da fare: evitare di stilare una lista di cose da fare, tana libera per tutti.
Avevo iniziato da tempo a vivere alla giornata, giorno dopo giorno. Inizierò a pensare a vivere al minuto, secondo dopo secondo.

I Beatles possono poco.  Le piadine sembrano indigeste. Questa volta tento la carta:

“Guidare in superstrada col finestrino abbassato, in gennaio, cantando Mr November, e stringere con le mani i miei sogni dentro le tasche. I miei sogni sono scontrini appallotolati.”

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