Caro Direttore

Ogni evento di queste ultime giornate del 2007 lo trasfiguro e lo soppeso in un’ottica giustizialistica, caricandolo di eccessiva responsabilità. Se domani mattina mi alzo e non riesco a infilare al primo colpo il piede nella ciabatta, sarà l’inequivocabile dimostrazione che è stato un anno pessimo per le calzature domestiche, ormai di scarsa fattura, e più in generale per le mie articolazioni inferiori.

Oggi ho scritto una lettera (una mail, vabbè) al direttore dimissionario di una rivista settimanale cui tengo molto, per fargli arrivare tutta la mia gratitudine per il lavoro sin qui svolto. Non pensavo che sarei arrivato a dire grazie al direttore di un giornale, ora come ora mi sento molto carampana.
L’altro giorno ho visto Amelie e sulla scena del cieco portato a spasso se avessi avuto la porta chiusa a chiave sarei scoppiato a piangere come un bambino. Un inno alla vita, sì, ma mi sentivo a disagio a vedermi ridotto così. Come un savoiardo inzuppato di caffè.

Sì, è vero, sono ripetitivo. Ma semplicemente prendo spunto dalla realtà, lei sì ripetitiva fino a diventare caricatura di sè stessa. Prendete Capodanno, per esempio, prendete i miei, di Capodanni, e noterete l’escalation psicoemotiva alquanto bizzarra che caratterizza ogni veglione. Memorabile il Capodanno del 2005, passato a reggere in piedi l’amico ubriaco che ti sputazzava pezzi di mollica in faccia. Oppure l’anno scorso, dove ho assaggiato per la prima e ultima volta il famigerato piatto con le lenticchie, seduto ad una tavola imbandita di coriandoli e stelle filanti. C’erano pure i cappellini! Ricordo che il mio livello di comicità caustica era ai massimi splendori, e sono quasi riuscito a far affogare F dalle risate. Bei momenti per la mia autostima. Penso che l’ultimo capodanno decente che ho fatto sia stato l’ultimo passato in casa coi genitori (ne ricordo uno del 1989, alla tivvì c’era Funari su Raidue… dio mio, FUNARI!), poi non appena hanno aperto la cella è iniziato il terribile Limbo di fine anno, quelle ore interminabili dove si ammassanno pensieri di ogni tipo (catastrofici, deprimenti, positivi, ott… ottimistici) come nel gorgo di un lavandino intasato. Vorresti arrivasse qualcuno trionfante con lo sturalavandini in mano, ma ovviamente non arriverà mai. Arriverà nel 200X, ovviamente.
Capodanno è la sensazione di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato (con la gente sbagliata?). La sensazione di non stare con chi vorresti stare, ogni anno ti coglie puntuale con maschere diverse, e delle più inaspettate. Vorresti essere in un altro luogo, e se anche ti ci portassero, vorresti essere ancora altrove, in una rincorsa infinita.

(No, questo non era il post pippone di fino anno).

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2 risposte a Caro Direttore

  1. sabrina scrive:

    “Vorresti essere in un altro luogo, e se anche ti ci portassero, vorresti essere ancora altrove, in una rincorsa infinita” è quello che provo anch’io…cia by Sabry

  2. Scralco scrive:

    Perchè non provi a passarne un altro in casa con i tuoi Fabio?

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