Salto generazionale

In fondo ho partecipato finora a 24 Natali, un numero non troppo elevato che dovrebbe consentirmi, qualora lo volessi, di mettermi lì e provare a ricordarmeli tutti. Potrei stilare il grafico relativo ai “giochi da tavolo post pranzo” e notare una paurosa flessione di scala 50, molto in voga anni fa mentre ora praticamente soppressa. La tombola ha ballato una sola stagione, un tentativo di rendere il nostro natale molto mainstream che non ha saputo perforare la loggia massonica delle carte da gioco, forse anche per la scarsa posta in palio. 24 è un numero non troppo basso per poter tirare una riga, seppure di gesso e quindi opinabile, ed affermare che sostanzialmente ci siamo: il salto generazionale è in atto, i parenti stanno regredendo al ruolo di Perfetti Sconosciuti, sostituiti dalle nuove maestranze che la vita ha messo sul nostro cammino.
Quando martedì salirò le scale condominiali, mia nonna mi vedrà ancora con gli occhiali verdi e tondi, il viso un po’ più paffuto e i capelli sensibilmente più corti, e io le chiederò ancora se mi potrebbe comprare una confezione da 6 delle Coppa Campioni. Faremo tutti finta di appartenere alla stessa famiglia, sangue dello stesso sangue, mentre invece sarà la celebrazione del Virtuale. Il nostro Natale Reale è altrove, ha assunto sembianze diverse, delle più disparate, e nuovi Parenti si sono sostituiti a quelli precostituiti che il Destino ci aveva assegnato. Iniziamo ad avere i nostri, di Parenti, acquisiti o scelti da noi stessi perchè ormai abbiamo scelto con chi passare, se non il resto della nostra vita, quantomeno il prossimo fine settimana.
La nostra famiglia moderna è disaggregata in mille rivoli, è agile e invisibile ma replica al suo interno dinamiche molto simili alla Famiglia antica. Ci sono i parenti che non sopporti, i parenti che ti tocca vedere e da cui sei costretto a ricevere il buffetto, ci sono quelli che non vedi mai eppure riesci comunque a farci una sana chiaccherata. La diabolica alchimia che miscela assieme indifferenza e inspiegabile senso di affettuosa appartenenza, è stata tramandata a noi stessi, così adulti nei nostri berretti in cui nascondiamo incipienti calvizie e sotto il quale ci scambiamo convenevoli. E ci provi anche, a nascondere il viso sotto una sciarpa alta, ma è così lascivamente colorata, la sciarpa, che non fa che peggiorare la situazione.
Non è più il sangue, non ancora almeno, il motivo per cui affoghiamo il cucchiaio nello stesso brodo, ma la casualità, la solitudine, nemici comuni, aspirazioni condivise. E’ ormai tempo di mandare i messaggini di auguri alla zia, al nonno, al trisavolo, e di stringere invece la mano ai nostri nuovi Parenti: quello che non vedi mai, quello con cui a tavola finisci sempre a parlare di donne, quello con cui vai a giocare con la play appena finito di mangiare l’ultima fetta di pandoro. Quelli che ti vedranno sempre con gli occhiali con la montatura metallica, il viso smagrito e pallido, i capelli effettivamente un po’ troppo lunghi.

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2 risposte a Salto generazionale

  1. bando scrive:

    auguri in ritardo

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