Ho sempre evitato di scrivere qualcosa il giorno del mio compleanno, lo trovavo futilmente celebrativo. Anzi, vi dirò, non ho mai capito quelli che in msn mettono il sottotitolo: oggi è il mio compleanno (o surrogati simili). A che pro? A ricordare agli altri e a voi stessi COSA? Cosa è il compleanno? Un altro anno trascorso senza che ci piombasse in testa un albero. Un altro anno in meno rispetto all’ipotetica prospettiva di vita. Un anniversario di qualcosa di cui dovremmo ringraziare, ma allo stesso tempo imprecare, tutti i giorni: la venuta al mondo.
Odio il mio compleanno, odio l’inesorabile rintocco del Tempo e la sua inevitabile puntalità e avidità. Se qualcuno si dimentica di farti gli auguri, il Tempo no, ha una memoria di ferro e uno staff iperprofessionale che subito, allo scoccare della mezzanotte, passa a requisirti un altro anno di vita, si porta via un sacchetto di sabbia dalla tua clessidra. E quindi non vedo assolutamente il motivo di celebrarlo, questa ricorrenza infausta, anche se c’è chi dice che ai funerali si dovrebbe ridere. Giustissimo, se non fosse che non si tratta di una fine, ma di un memento vitae, ricordati che stai vivendo, che qui il tempo passa, ricordati che hai ancora un sacco di cose da fare.
E non le stai facendo.
Ad un certo punto non me ne sono nemmeno accorto che stavo (sto) per compiere 25 anni. E’ come se mi risvegliassi in pigiama, con i capelli arruffati e la bavetta alla bocca in mezzo a uno street-bar affollato. Non può essere vero che sto per compiere 25 lunghissimi anni, un quarto di secolo passato a prendere le misure all’adolescenza e nel frattempo lei è diventata un vestito troppo stretto e già da buttare, perchè scopre le caviglie, le braccia e mi fa sembrare magro e raggrinzito. Soprattutto, sono giorni di simulazione lavorativa molto simile alla realtà (lavorativa), e l’ultima cosa che mi verrebbe in mente sarebbe riflettere sul fatto che sto compiendo 25 anni. L’atteggiamento migliore sarebbe ignorare questa data sul calendario e comportarmi come se nulla fosse (e infatti nulla è, infondo). Così farò, così anzi sto facendo, scrivendo le solite righe compensatorie di qualcosa che mi va di traverso. Compio 25 anni ma sembra non sia cambiato nulla, vittima di un incantesimo che mi fa sembrare nel corpo e nella mente un tardoadolescente alle prese con compiti in arretrato e guardiani rabbiosi. Mia mamma mi rivolge gli stessi premurosi sfanculamenti che mi dedicava anni fa, ed ormai si sono tramutati in un mantra da ripetere in sedute di
yoga alternative. E’ tutto immutato, io sono e rimarrò perennemente "inconcludente" e perennemente prossimo alla disfatta generazionale, secondo i canoni della madre. Lo so benissimo che la sua prospettiva è viziata e filtrata dai suoi, di fallimenti, e da una visuale oltremodo ristretta. Eppure per qualche secondo finisci sempre per crederci. Poi subentra questa consapevolezza che tutto sta cambiando, ma in realtà certi personaggi rimangono bidimensionali figure corredate da frasi tormentone, come nei Simpson Bart continua ad avere 10 anni e a ripetere a tutti di ciucciarsi il calzino, mentre nel frattempo viene dotato da aggioranti sceneggiatori di un pc collegato ad internet.
C’è una cosa che sono sicuro mi piaccia fare nella vita. Una cosa che compensa perfettamente tutti i difetti e le caselle vuote di cui sono costellato. Non ha importanza se a 25 anni ancora devo dipendere economicamente dalle paturnie di due dinosauri, o se (esempi a caso) sono 2 anni che non ho un contatto fisico con una ragazza, o se finiscono sempre col piacermi (quelle rare volte) ragazze ecoincompatibili col sottoscritto, o se mi autoconvinco che in fondo non è così male non essere fidanzati. Forse io sto bene nel rimirare l’impossibile, forse è così, preferisco l’immagine che costruisco e la appendo come se fosse il poster dell’Alaska al parabrezza. Togliamo il forse, iniziamo a toglierli piano piano dagli angoli del soffitto questi forse che mi zompano addosso come pesanti ragnateli bianche. E’ secondario il fatto che mi venga scippata l’unica tesi fattibile per i miei debolissimi canoni da ingeniere, che non riesca proprio a fissare su una data qualsiasi del calendario un appuntamento qualsiasi con me stesso, non ha assolutamente nessunissimo valore che non so ancora "se e quando".
Potrei provare a discriminare l’ambiguo confine tra colpa e sfortuna, ma entrambi mi sembrano ormai solo clichè di una vita che flirta con la mediocrità anche nei suoi sporadici fallimenti. Tutto può mancare od essere irrangiungibile, fino a quando mi sarà concesso di continuare a fare quella cosa, limpida e sporca come un bicchiere di latte non pastorizzato: avere ventanni. Anche se ti comporti come un ottantenne pensionato o reagisci come un ottenne isterico, anche se hai il cinismo di un quarantenne o le illusioni di un sedicenne: avere ventanni così come stai cercando di fare da un pò di tempo a questa parte.
Sto tergiversando, non ho ben chiaro dove voglio andare a parare. Penso che avere ventanni voglia dire anche attendere qualcuno nonostante non sappia che lo stia aspettando, qualcun’altro che invece lo sa perfettamente e infine altri che non verranno mai a sapere della mia attesa. Penso che sia inutile, pressappochista, deleterio, illusorio, tergiversante, speranzoso.
Penso che ho voglia di ascoltare gli Oasis, nonostante tutto.

How many special people change?
How many lives are living strange?
Where were you while we were getting high?
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12 risposte a

  1. manuconta scrive:

    cazzo, se non chiudevi con gli Oasis ti “quotavo” in pieno, è così che vi parlate voi ventenni, no? ^-^

    a parte il sarcasmo, ho tentato di ricordare, per tutto il post, cosa cavolo stessi facendo durante i miei 25 anni. credo che, come te, non stessi affatto vivendo da ventenne.

    il dettaglio di essere studente è fuorviante, non c’era nessun entusiasmo particolare nè spensieratezza confortante.

    però i rapporti umani, quelli sì che erano intensi, e vederti scrivere che ti culli il mito del non essere innamorati per stare meglio…ecco, mi ha fatto stare un po’ male. aspetta almeno qualche lustro, per consolidare questa falsa verità.

  2. attimo scrive:

    Intendevo dire, di non essere fidanzati. Nella foga ho confuso le due cose, che sono ovviamente molto diverse. Di verità da consolidare comunque non ne ho, dato che penso non esistano verità immutabili (a parte l’inter), e non parliamo di miti.

    E a rileggere il mio post e il tuo commento, compare un punto interrogativo così sulla mia testa… 🙂

  3. utente anonimo scrive:

    a proposito di dinosauri, mia madre mi ripete sempre “che c’è un tempo per tutto”…e per quanto vorrei pensare che non sia così, sono sempre costretta a darle ragione su questo punto. e mia madre non è poi davvero un dinosauro. in realtà ne ha vissute così tante da capire bene certe dinamiche. in ogni caso non è questo il punto: il punto è il tempo…e mi rendo conto che il tempo passato non è recuperbile. anche le seconde occasioni, in verità, sono un ripartire dal punto appena precedente. non si tratta di azzerare e riscrivere. contare gli anni che trascorrono, poi, è solo una convenzione(come le ore, i minuti, i secondi) ma è fondamentale per razionalizzare quello che non si razionalizza: l’inosarabile cambiamento delle cose…nel fisico, nella mente, intorno a noi. stare in equilibrio con questo cambiamento incessante è forse l’unica cosa che può assicurarci un po’ di serenità…un po’ come rassegnarsi e diventare patetici. voglio dirti, a conti fatti, che condivido le tue perplessità, i tuoi pensieri e lo spauracchio dell’inconcludenza. è un periodo che mi sento immersa in questo stato quasi febbrile di inadeguatezza, di consapevole perdita di tempo, a pensare “quel che verrà verrà”…a rimpiangere cose dette e non dette, a ricordarmi dei sogni chiusi nei cassetti, a ricordarmi delle attitudini lasciate sbiadire…non c’è cosa più terribile del rimandare. eppure. e invece. nonostante tutto.

    vorrei, in realtà, dire qualcosa che sia in grado di farti sentire meglio e mi accorgo che non posso…se potessi vorrebbe dire che io stessa, finalmente, avrei trovato la chiave, la password corretta per entrare nel mondo…

    tieni botta. sei grande! e non parlo di età.

    bacio, ale

  4. utente anonimo scrive:

    Bravo, hai esplicitato bene il tuo punto di vista riguardo una faccenda sulla quale non riesco a racapezzarmi già da un bel po’… con la differenza che io non ne posso più, al contrario di te, di avere ventanni…

  5. attimo scrive:

    Ale, il tempo è anche uno specchio.

    #4: E cosa vorresti avere?

  6. utente anonimo scrive:

    non so se si anche uno specchio…è una metafora che mi riesce difficile capire…perchè semmai è lo specchio che riflette il tempo che passa. e poi io ho un rapporto controverso con questo argomento.fin troppo.

    ale

  7. utente anonimo scrive:

    Meno seghe, più patata.

  8. attimo scrive:

    Gli anonimi mi conoscono meglio di me.

  9. manuconta scrive:

    punto interrogativo? sono stata “incompresa” anche stavolta?

    dici che la mia riflessione non c’entra una mazza con quello che hai scritto?

    mah, forse sarà il mio eccessivo romanticismo fuorviante…

  10. attimo scrive:

    No, no, l’incompreso in questo caso penso di essere stato io 😉 Le ultime 3 righe del tuo commento le ho comprese e le condivido, pur basandosi su un’incomprensione. Il punto interrogativo era riferito a: le intenzioni che stavano alla base del post e le reazioni che aveva provocato, fino ad arrivare ai motivi che mi spingono a scrivere qui di certe cose, in generale. Forse sei stata fuorviante, ma involontariamente, e comunque era un concetto che è sempre meglio precisare.

  11. Alicesue scrive:

    io me ne sono dimenticata anche quest’anno.

    Sono una vergogna.

  12. utente anonimo scrive:

    ora ho capito perché Attimo…

    leggendo questo post però non posso fare a meno di pensare che anche Ottimo ti calzerebbe a pennello…

    Fra

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