Mentre torno a casa mi rendo conto che per la prima volta ho detto Vodafone, sì ho detto all’edicolante, mi dia una ricarica da 10 euri della Vodafone, ho resistito anni continuando a dire come un reduce "omnitel", e l’edicolante non batteva mai ciglio, mi consegnava la mia ricarica senza fare nessuna smorfia (magari poi con la moglie ne discuteva a cena, sai c’è un ragazzetto, oddio ormai ragazzo, che chiede sempre una ricarica dell’omnitel, ormai lo dice solo lui), oggi invece mi è scappato, o forse no ho voluto sciogliere un legame col passato sfrontatamente, non importa alla fine l’effetto è stato quello, vodafone al posto di omnitel, e mi sentivo francamente in imbarazzo, mi sentivo fighetto, sì, quasi ammiccante, dammi una ricarica della vodafone dai, e due pacchetti di chester, poi ho guardato negli occhi l’edicolante, per tentare di scusarmi, mi è scappato scusami, ma entrambi sapevamo che niente sarebbe stato come prima, che non sarei mai più riuscito a tornare indietro, e d’ora in avanti avrei sempre detto vodafone, e mai più omnitel, mai più. E mentre tornavo a casa si accavallano tutti questi pensieri in testa, compreso l’uomo con la valigia vuota, lo so che era vuota perchè sogghignava mentre la conduceva sul porfido, e il suo viso era rilassato e per nulla tirato, se avesse avuto la valigia piena avrebbe sudato di più, i suoi tendini sarebbero stati sotto sforzo, un uomo con la valigia piena non sogghigna ma è preoccupato, agitato, va di fretta oppure borbotta tra sè e sè, maledicendo il peso della valigia o il caldo o il fatto che dovrà arrivare in tempo per prendere la coincidenza, quel signore invece che camminava dall’altro lata della mia strada doveva avere una valigia vuota, non andava di fretta e nemmeno perdeva tempo a ciondolare, era così neutro che la sua valigia era ovviamente vuota, e poi c’era quel sogghigno che tutto spiegava, sì ve l’ho fatta, ho comprato una valigia vuota e ora me ne vado in giro per la città senza fare fatica e sembrerò un turista, un viandante, un uomo d’affari, uno che è estate e io me ne vado da qualche parte, perchè ho la valigia piena di vestiti e di cose, io.
E invece era vuota. Mentre tornavo a casa pensavo che me la dovevo comprare anchio una valigia vuota, senza badare al fatto che le valigie che ti vendono sono necessariamente vuote, stai a vedere adesso che te le vengono anche piene, già confezionate con vestiti asciugamani unguenti e biuticheis. Forse qualcuno le comprerebbe pure, valigie piene contro valigie vuote, e nessuno sognerebbe mai di vergognarsi come un cane a comprare valigie piene, anzi il deriso sarebbe quello che se ne va in giro con una valigia vuota, a parte il genio di prima che ce l’ha sì vuota, ma tutti pensiamo che sia piena. Ma io lo so, che c’era il vuoto pneumatico dentro quella valigia, perchè sogghignava, perchè ci stava fregando tutti.
Tutti questi pensieri iniziavano a infastidirmi, mi facevano contorcere i capelli (o forse era il vento, o forse il vento mi faceva contorcere i pensieri, e riflettevo sui miei capelli) e intanto capitavo dietro a una tipa in bici che andava esattamente alla mia stessa velocità, la stessa cadenza di pedalate ci rendeva praticamente uguali ad un tandem, anche se i telai delle nostre bici erano collegate soltanto dall’aria. Mentre tornavo a casa mi si ripresentava il solito dilemma, e adesso che faccio, se la supero pensa che sia un baldanzoso esemplare maschile che cerca di attirare la sua attenzione, peggio ancora se la supero e magari anche solo per un istante volgo il mio sguardo su di lei, ecco che si mette in mostra, vuole informarmi della sua presenza terrena, penserebbe sicuramente la persona che mi precede in bicicletta alla stessa mia cadenza. Se invece non la supero, e rimango dietro di lei, con lo stesso ritmo di pedalate e distanziato solo di pochi metri, starei certamente pedinandola, che strano gira anche lui a destra, ma dai adesso gira a sinistra, e non mi supera, come minimo sta guardando le mie spalle abbronzate, vorrà vedere dove abito. Mentre tornavo a casa pensavo che la naturale soluzione al dilemma supero o rimango nella retrovia era quella di affiancarsi, dato che entrambi procedevamo per puro caso alla stessa velocità, saremmo dovuti rimanere affiancati fino a quando il percorso comune non si sarebbe separato, non sarebbe stato nulla di sconvienente, ognuno avrebbe continuato a farsi gli affari propri, io a pensare alla valigia vuota o mandarmi sms vuoti, lei a occupare con il suo corpo i suoi vestiti neri, dato che andavamo alla stessa velocità.

(Tornerà un’altra estate: ne scrivo di )

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9 risposte a

  1. manuconta scrive:

    è dura rimanere a Ferrara ad agosto, eh?

    :-*

  2. attimo scrive:

    Verrà anche il mio momento! Credo, spero, boh.

  3. utente anonimo scrive:

    attimuccio…ma allora non se ne parla di volare a nordkapp????

    ale

  4. Alicesue scrive:

    questo è un qualcosa che avrei voluto scrivere io.

    Splendido.

    Anche io chiamo l’omnitel omnitel. Non sapevo nemmeno che avesse cambiato nome 🙂

  5. attimo scrive:

    Una delle ultime puriste rimaste 😉 Se attimo non va a nordkapp, è nordkapp che va da attimo…

  6. utente anonimo scrive:

    interessante…………….

    ale

  7. arearea scrive:

    Neanche tu ti sei lasciato ingannare: se ci hai fatto caso sono passati da omnitel a omnitel-vodafone, poi a vodafone-omnitel, e infine a vodafone! Così in tanti non se ne sono neanche accorti che nell’economia mondiale qualcosa stava cambiando..

    Giorgio

  8. iridefelice scrive:

    bauuhauhahu io persevererò nel dire omnitel dovessero ceccami n’occhio 😛

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