E’ strano e incomprensibile che continui a trepidare per uno sport praticamente fallito come la Formula 1. Piloti carismatici, zero, piloti istrioni o buffoni, zero. Si fatica a riconoscere dove finisce la macchina e inizia l’uomo al volante. Tutto è stato dato in pasto alla tecnologia, con il risultato che la visione di un gp vale una manciata di sonniferi direttamente in gola. Sarà che passavo le mie domeniche pomeriggio estive, assolate e deserte, davanti alla tv a sentire Poltronieri e Zermiani dai box, che è diventata di famiglia, una consuetudine come il pranzo di Natale coi parenti che vedi mai eppure ogni anno sei lì a infilzare il tortellino di turno.
Luogo della trepidazione un bagno di un lido ferrarese, il primo mare (e probabilmente ultimo) dell’estate che ancora deve iniziare ma con le sue promesse e i suoi fallimenti già minacciosi all’orizzonte. La musica era insopportabilmente alta e tamarra, oltre ogni limite della decenza, e gli enormi pallidi parallelipidi di cemento alle spalle del lungomare stavano a guardia dell’infinita tristezza. Sono fottutamente tristi e pallidi i lidi ferraresi, e i decibel pompati dalle casse segnano lunghe crepe sui muri dei condomini. Non ho avuto il coraggio di chiedere in giro come erano messe le Ferrari, l’altoparlante richiamava a gran voce gli spiaggianti per l’ora dell’aperitivo facendomi intuire che non era aria. Di rosso c’erano solo gli spriz da trangugiare, per fingersi ubriachi, per annacquare la musica insopportabilmente alta (l’ho già detto vero?), per innaffiare speranze mal riposte.
Esco da questa due giorni di compleanni con rinnovate certezze, e pur se mi costeranno fame e dispiaceri, la consapevolezza di essere sull’unica strada giusta possibile, la mia, mi farà dormire sereno. Mi farà attendere anche secoli, schiavo delle mie utopie molto più affascinanti e perfette della realtà.
Vivremo da separati in casa, e mentre la Realtà dormirà russando nel mio stesso letto, tirando tutte le coperte e occupando una piazza e mezza, io mi alzerò silenziosamente, drogato di me stesso.
E scaverò un tunnel a mezz’aria dalla mia finestra alla tua.

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