Per una volta non mi sono piegato al canovaccio prestabilito dalle consuetudini.
Tanto lo sappiamo che alla fine verrai.
Altre volte, in passato, quell’orsetto malefico che abita la mia coscienza aveva deciso di alzarsi su due zampe per fare sorridere gli spettatori non paganti. Che nemmeno mi lanciavano il dolcetto, si saziavano del mio numero di disponibilità incuranti che le zampe posteriori scricchiolavano sotto il peso del corpo. Il mio corpo.
Dici sempre così poi alla fine ti presenti.
Stavolta ho pensato che sarebbe stato molto "giusto" seguire i miei sentimenti, e mettere in atto un’assenza che dall’esterno sembrava così autoimposta ed invece è stata quanto di più naturale potessi produrre. Per una volta l’orsetto è rimasto seduto, accovacciato nella sua tana a leccare un pò di miele dalle casse dello stereo. Mi sono sentito molto me stesso, e anche molto solo (ed egoista), in un esilio durato apparantemente lo spazio di un pomeriggio.
Non ho visto i titoli di coda di un film cui ho partecipato come attore non protagonista, ma che mi ha visto (quasi) sempre al fianco dell’attrice protagonista. Nel finale gli sceneggiatori hanno deciso di farmi fuori, e va beh, capita, le solite incomprensioni dello star system. Sedermi in platea sarebbe stato un ripiego, ma grazie, preferisco mettermi in cabina di regia ed immaginarmi, per l’ultima volta, un finale leggermente alternativo.
Direi che, con oggi, è proprio finita: l’ultimo punto e a capo dei nostri cammini percorsi tutto sommato "in comune". Ci si vede sul prossimo autobus, piccola tenace ragazza dai capelli rossi.

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5 risposte a

  1. Ale_87 scrive:

    quindi, volti davvero pagina? Non conosco tutta la storia, anzi, non la conosco per niente, salvo qualche vago riferimento nel passato…insomma, per me e per te sembrano giorni importanti, per un motivo o per l’altro. io mi sento vagamente depressa, ma anche abbastanza realizzata. è un misto di sensazioni contrastanti, come un frullato di frutta e pasta al ragù! direi che ci servirebbe una seduta di disintossicazione da qualche parte in Tibet, con monaci equilibrati e saggi che ti indicano la retta via. è che, nuovamente, pare che la mia fragile autostima sia finita sotto un camion trasportatore di letame…vabbè, lo so, sembro pessimista. pazienza!

    stai sù! recupera il tuo amato cinismo…;-)

    bacio, ale

  2. Alicesue scrive:

    che è successo veramente?

    Non è un gran periodo, mi sa.

    O forse si. Cambiare fa bene?

    Forse.

  3. attimo scrive:

    Precisazione: la pagina è stata voltata ormai quasi due anni fa. Ieri la ragazza dai capelli rossi ha terminato un percorso durante il quale le ho fatto compagnia, per molto tempo (checchè sia in atto un penoso revisionismo storico). Ormai siamo diverse pagine avanti nel Grande Libro della Vita. Tuttavia sì, pare essere un periodo di merda, ma quale non lo è, del resto? Sì Ale, voto per il Tibet, subito e ora.
    Fuggire forse non sarà la soluzione, ma è fico e, nel breve periodo, funziona molto più che una “seria e approfondita analisi su se stessi”, di cui ormai ne faccio volentieri a meno 🙂

  4. PennyL scrive:

    La fuga quando serve è una soluzione più che sana 🙂

  5. bando scrive:

    mi ero immaginato finali diversi per tante mie storie. che sono finite come non volevo. poi pensandoci un po’ su mi sono accorto che dovevano finire così, non è che ci sono tante spiegazioni. però questo è il punto di vista di uno che quando ascolta le canzoni immagina come potrebbe essere un loro video, lo sceneggia e lo gira nella mente. quindi la realtà da me sceneggiata, ad un certo punto noè mai come quella vissuta.

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