Ho una mia personalissima teoria secondo la quale persino i comportamenti e gli atteggiamenti mentali stiano diventando oggetti di mode, alla pari di oggetti e capi d’abbigliamento (gli ipod… o gli occhiali plasticosi, di cui in futuro parleremo). Non mi riferisco alla trita diatriba sull’Indie morto. Per dire, se essere una mente chiusa è sempre stata vista come una caratteristica assolutamente negativa, disporre al contrario di una mentalità aperta rappresenta un valore aggiunto, un fattore positivo che contraddistingue i buoni dai cattivi. Eppure, da modestissimo osservatore delle dinamiche sociali (e di me stesso compreso, che nella merda ci nuoto anchio, anche se a stile libero), noto che ormai (quasi) tutti i giovani cercano di apparire di ampie vedute, e gli oscurantisti o gli intransigenti, messi al bando da questo relativismo illuminato imperante, diventano Streghe da cacciare.
Siamo tutti diventati buoni, e dimostrarsi menti aperte parebbe quasi scontato, o per meglio dire, assimilato. Il rovescio della medaglia di un assorbimento di massa di un costume sociale sta nel pericolo di banalizzazione e imprigionamento di questa conquista. Siamo tutti aperti e multilaterali, ma allo stesso tempo, se tutti sbandieriamo questa tolleranza, diventiamo replicanti di qualcosa che dovrebbe essere spontaneo ed invece viene inglobato dalle onnivore fauci della Moda. E per ogni moda che si rispetti, la cosa mi puzza un pò. E’ meglio essere tutti omologamente menti aperte e sorridere a qualsiasi deviazione, oppure mantenere uno spirito critico che ogni tanto ci faccia sembrare magari stronzi ma (ancora) capaci di riconoscere che una stronzata rimane una stronzata, una faccia da culo rimane una faccia da culo, insomma di non spacciare per patacca l’oro, e viceversa? Domanda irrisolvibile visto le infinite implicazioni relativiste che fa sbocciare. Il mantra Dipende incombe sempre su di noi, e per fortuna, direi.

C’è pur tuttavia una categoria umana che non è stata ancora "sdoganata" e universalmente accettata dalla massa giovanile che tutta ingloba nella sua Grande Famiglia. Negri, troie, ladri, comunisti, fascisti, poveri, ricchi, noglobal, capitalisti, gay, cattolici, integralisti, relativisti, geek, nerd, sfigati, fighetti, juventini, milanisti, americani, gabber, metallari, hiphopettari, indie, alternativi, figlidipapà [segue un numero infinito di categorie completabile a piacere], tutti hanno anche la pur minima speranza di finire accettati e riuscire a sedersi alla grande kermesse del vivere-quotidiano. Magari sono odiati, o schifati, o ignorati, ma comunque tutti vengono "recepiti", assimilati concettualmente e si prende atto della loro esistenza, dando loro la Dignità che deriva dall’essere in qualche modo "considerati", assegnandoli un posto (sgradevole o piacevole che sia) nello Zoo umano.
Rimangono loro, i figli di un Dio Minore, così sfuggevoli e non taggabili sono un’unica etichetta perchè si mescolano ovunque: i Timidi. Questi esseri incapaci di relazionarsi col prossimo (e anche quello dopo) non vengono difesi da nessun partito, e sono vittime della vera e ormani unica discriminazione sociale, che fa vacillare anche le più elastiche delle "mentiaperte". Non esiste tolleranza che tenga, di fronte a questi soggetti che non professano parola ai primi incontri, che non si intromettono nelle conversazioni standard sul "cosa fai/chi sei/da dove vieni/cosa studi/mi è piaciuto l’ultimo album/bellostoposto" e oppongono il silenzio (quando va bene) a questo imperante flusso comunicativo che dai marciapiedi entra nei locali scivolando tra il bancone e gli aperitivi, sgranocchiato insieme alle patatine e digerito nell’incedere delle serate. Si viene subito marchiati, a fuoco e in modo indelebile. Le "mentiaperte" paiono dapprima dubbiose, poi perplesse ed infine quasi offese (sì, offese) da questa apparente e clamorosa mancanza di rispetto. Se i timidi opponessero, invece che del silenzio o di quelle penose risposte biascicate ("già, anche a me, è vero, —") un vaffanculo tuonante, uno sputo in bocca o sbracassero con una vomitata, sarebbero paradossalmente meno isolati. Verrebbero odiati, addidati a scherno, si punterebbero i riflettori sulla scena permettendo una facile identificazione. E si sa, quel che che si conosce, non spaventa.
Così invece non accade, la Timidezza non viene accettata ed i Timidi continuano a vagare per lo Zoo umano alla ricerca della loro gabbia. Sono fantasmi che atteriscono e di cui non ci si riesce a dare spiegazione:  Perchè non parlano? Forse ci odiano? Ci detestano? Hanno qualche malattia? La luna storta? Si sentono superiori? La Timidezza ahimè non ha un perchè, e quindi non può essere accettata da nessun giovane dalla mente aperta, che, puntuale, storce il naso e passa oltre.
Dalla libertà di parola siamo ormai all’obbligo di parola. E sugli ingressi di negozi e locali, campeggia il marziale avviso: Vietato l’ingresso ai Timidi. Scritto con l’inchiostro Simpatico.

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10 risposte a

  1. attimo scrive:

    Tranquilli, poi mi passa.

  2. PennyL scrive:

    Non sai quanto sono d’accordo con te. Ultimamente anch’io (mi riferisco all’inizio del post) temo che l’apertura di mente si stia trasformando in un annullamento non intelligente di ogni criterio… mi spaventa un po’. Rispetto alla seconda parte… ci crediamo, al concetto di “timidezza”? Io non lo so.

  3. attimo scrive:

    Se non ci fosse la timidezza, verrebbe a mancare la Risposta a molte domande irrisolte. Un po’ come Dio per chi ci crede, forse.

  4. PennyL scrive:

    E’ che secondo me non esiste un costrutto unitario (no non è che di solito parli così! dev’essere la febbre!) classificabile come timidezza… Ci sono delle ragioni per cui non ci si sente a proprio agio o non si ha voglia, non si è capaci di comunicare in alcune situazioni o con certe persone… Tutti hanno dei tratti “timidi” ma parlare di timidezza in toto mi sembra riduttivo… capisci in che senso? Che ne pensi?

  5. attimo scrive:

    In certi contesti è vero, i motivi vanno oltre la timidezza e ci sono cause specifiche. Se ci aggiungi il fatto che molti conclamati timidi, in altre occasioni si “scatenano”, allora il concetto di Timidezza può diventare una coperta di Linus cui aggrapparsi. Però secondo me quel tappeto di fondo che ingabbia la libera espressione di certe persone esiste, a volte è fumoso altre più pesante, ma è un fardello che alcuni inevitabilmente portano e classificarlo sotto il nome, vago eppure preciso, di timidezza è l’unica soluzione per non uscirne matti (almeno nel mio caso)

  6. Alicesue scrive:

    stare con i timidi può risultare un problema. Ci sono silenzi,silenzi, silenzi. imbarazzi.

    Ma basta anche poco per scioglierli e a me sembra sempre una piccola sfida.

    Ti devo scrivere. Qui si piange.

  7. utente anonimo scrive:

    Non sono d’accordo.

    Lucea

  8. utente anonimo scrive:

    diciamo che ho letto questo post nel momento più indicato, nel senso che è un momento in cui mi sto distruggendo e mi sto torturando per la mia instancabile timidezza. è il momento perfetto per capirti alla perfezione e per darti una sonora pacca sulla spalla. della serie: non sei solo. e allora, noi timidi, che guardiamo da lontano quello che vorremmo e non ce lo prendiamo perchè ci fa troppa paura, allora noi restiamo qui a girarci i pollici, mentre gli altri cercano di dirci che stiamo commettendo un errore. si, buonanotte al secchio! personalmente, lo so che è un errore. che fare? è una lotta continua con se stessi. al momento, in questo particolare momento, non so neppure dove sbattere la testa. e lui è là, a dieci passi da me. lo sento parlare con i suoi amici e ridere e scherzare, col suo accento emiliano…e adesso se ne è appena andato. un’altra volta l’attimo è fuggito.

    bacio, ale

  9. Alicesue scrive:

    E’ uscita la mia ennesima prova per stasera mi trasho.

    Se volete votarmi, lasciate un commento con scritto il vostro nome, il link del vostro blog e VOTO IVA ZANICCHI.

    A questo indirizzo: http://staseramitrasho.splinder.com/post/11466900#comment

    La mia prova la trovate invece Qui: http://alicesu.splinder.com/post/11531545/Ancora+stasera+mi+trasho

  10. utente anonimo scrive:

    1. sulla “menteaperta”. E’ una finta! Per fortuna non per tutti, ma purtroppo per molti: come tutti i finti valori della finta socialità in cui… nuotiamo. In realtà la nostra socialità è solo massa di egoismi, e la nostra “menteaperta” è un mero piacersi allo specchio. E’ tutta una commedia!

    Qualcuno si salva.

    2. Timidi lo sono stati tutti. Tutti i non-prepotenti. Di solito ti passa. Almeno per le situazioni più quotidiane. Un buon antidoto è avere un lavoro “vero” (cioé dove fai veramente qualcosa) con il contatto con altre persone.

    La timidezza con le persone dell’altro sesso fa eccezione ed è mediamente un discorso assai più complesso…

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