Height is the one for me
It gives me all I need
And helps me co-exist with the chill

Muse – Space dementia

[Da Repubblica.it] L’indiana miliardaria che è andata a fare visita alla stazione spaziale, racconta con teneri e semplici particolari la sua avventura nello spazio:
"Amici miei, devo ammettere che una buona igiene nello spazio non e’ davvero cosa facile". "Ognuno – sospira – vorrebbe saperlo, ma per timidezza non lo ha mai chiesto". "Qui – spiega – l’acqua non va giu’, ma fluttua. Il che ti costringe ad affrontare il problema da un altro punto di vista". Si viene a sapere cosi’ che gli astronauti utilizzano salviette umidificate, salviette asciutte, asciugamani umidificati e, quando si lavano i denti, anziche’ sputare debbono ingoiare"
Nella Stazione spaziale internazionale, precisa, tutta l’acqua viene raccolta, purificata e dunque riciclata. Non fa eccezione il sudore intrappolato nei vestiti. "Uno degli astronauti", riferisce, "ha detto che siamo talmente vicini l’uno all’altra da poterci considerare fratelli e sorelle, perche’ beviamo l’uno il sudore dell’altro". "Adesso so perfettamente cosa significa", dice divertita.
Meno prosaica e piu’ poetica la descrizione della sensazione di "abbandono" che si ha quando la Terra si allontana dalla propria visuale: "Le lacrime hanno iniziato a rigarmi il volto, non potevo piu’ udire il battito del cuore.
Il mio pianeta era li’ che si allontanava, cosi’ soave, cosi’ pacifico. Nessuna violenza, nessuna traccia di guerre, solo pura bellezza".

Adoro questo genere di descrizioni. Tutte le risposte stanno lassù oltre il cielo.

Questa voce è stata pubblicata in Splinder. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *