Disobbedisco ai medici, mi strappo di dosso le flebo di c|o|d e contro ad ogni buona degenza mi alzo dal letto e mi precipito in corridoio a urlarti addosso. Ti vedo, ormai sei quasi arrivata in fondo, oltre il portone c’è una punto blu con lo sportello aperto. Che coincidenza, anche io ho una punto, però verde, non speranza, ma il colore della bile. Mi infilo in malo modo le ciabatte, un piede rimane libero di sentire il freddo pavimento di marmo. Il corridoio, oltre che gelido, è pure sporco, polveroso. Purtroppo le infermiere mi hanno già visto sbraiarti contro, accorrono preoccupate e preparano una nuova dose di Dignità, da spararmi direttamente in vena. Non si agiti, le fa male, rischia di perdere quel briciolo che le era rimasto!! Non avete capito che non me ne faccio nulla, di un corpo pieno di dignità ma vuoto di riconoscenza. Che brutte parole. Riconoscenza, dignità… sono parole orribili, volendo ipocrite, seppure giuste, antiche, salde, sono terribili in una specie di storia (non più) d’amore zombie, sepolta da diversi mesi, ormai, eppure il fetore sale ancora attraverso il terriccio. Così involontariamente, anche lontana e di spalle, mi freghi, mi tappi la bocca e mi lasci lì interdetto in mezzo alla corsia. Tutti mi guardano, dalle porte semiaperte delle altre stanze, con un pò di commiserazione. La cosa più saggia che ho fatto da 11 mesi ad oggi, ovvero lanciare il bastone e lasciare che tu lo prendessi senza poi riportarmelo indietro, in questo momento mi sembra anche la più stupida. Rimango interdetto perchè non c’è, effettivamente, veramente, inesorabilmente, più nulla da dirti. Solo qualche urla stretta tra i denti. Chino il capo e torno mestamente a letto, l’infermiera nel frattempo mi prepara una nuova flebo, anche se non trova la vena giusta. Provi qui, le dico indicando i miei padiglioni auricolari. L’infermiera sorride, mi aggiusta i cerotti, e spinge play:

voglio un male da
combattere
voglio la cura

voglio un figlio per
risorgere
voglio l’anestesia
voglio l’anestesia

io ti porterò le ortiche e poi
non sarà facile
andarsene
senza di te
senza un motivo

voglio un tempio da distruggere
per poi pentirmi
voglio un tempio per
un tempio per
per adorarti

strategie di marketing [disordine]
è lei che mi sfianca
è lei che giustifica
le mie rapine in banca

tu sempre di più contro di me
tra le tue gerbere
sei splendida
perfetta sai
tra i miei rottami

voglio il panico
il panico
perdutamente
accarezzarmi
comprendimi
voglio l’anestesia

strategie di marketing [disordine]
è lei che mi sfianca
è lei che giustifica
le mie rapine in banca

c|o|d – Canzone contro di me ->#

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10 risposte a

  1. Dalia scrive:

    Don’t you need some wine?Si va via?

  2. Dalia scrive:

    Era meglio quando ero anonima.Che barba.Che triste.

  3. attimo scrive:

    Era meglio quando era meglio.

  4. Dalia scrive:

    O era meglio quando si stava peggio?

  5. attimo scrive:

    Era peggio quando si stava peggio.

  6. Dalia scrive:

    Era meglio il moftro a questo punto.Lui si che ne capisce.Eppoi con quella camminata sciolta.

  7. attimo scrive:

    Lanciata, direi… Rido.

  8. arcadio scrive:

    sono entrato per complimentarmi per l’avatar. Adesso non saprei più cosa dire.

  9. bando scrive:

    sempre meglio che peggio

  10. Ale_87 scrive:

    11 mesi trascorsi e un tormento che ritorna. dico che è normale. le questioni irrisolte non sono risolte e tornano, prima o poi. devono ricordarti che esistono e che ti fanno del male, anche se non lo sai. e allora, o trovi il modo di abbandonare quell’amore, oppure continui a sentirlo, scorrere piano e forte, nelle vene…ci fai l’abitudine…e vedrai che non morde più.

    bacio e comprensione.

    ale

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