Si fa un gran parlare ultimamente qui da queste parti di punti di non ritorno, di prendere e partire (prima regola: sempre da soli, che è tutto una catena) e di esperienze di vita significative. Quasi come ratificare la nostra non-vita, in attesa di momenti pregnanti, come a dire che stiamo un pò scherzando, come due tennisti che palleggiano a bordo campo prima dell’inizio del game. Set. Match. Il vero errore, che con grande sforzo intellettuale (non nel senso snobistico del termine) e che questi giorni (non tutti in fila, però) di scambi da fondo campo mi stanno insegnando, sta nel soppesare sul piatto della bilancia. Certo, molta di questa non-vita è effettivamente non vita in quanto non ci appartiene, ed esistono i famosi momenti pregnanti e le "scelte di campo". Non è questo il punto. Il punto è, e cito un passaggio di un post che non c’entra nulla ma che mi ha colpito, scusandomi per rubare parole così intime:

Quelle esistenze attraversate a perdifiato, ecco, quello desideravo con tutto me stesso e insieme capivo, mentre leggevo, che non le avrei mai avute. Adesso  – l’ho già detto che invecchiare mi sta piacendo parecchio? – adesso capisco che non c’è un solo modo per vivere a una certa velocità. Non è necessario frequentare giri di eroinomani, o conoscere da vicino gruppi di travestiti o di marchette.  E’ la capacità di assorbire esperienza a farne la qualità, anche se è esperienza del vialetto sotto casa o di certi infernetti familiari che ti distruggono, a volte, è vero, ma ti informano in dettaglio su tutto quanto è necessario sapere dei rapporti umani.

Il punto, forse, consiste nel come assimiliamo la materia prima, e soprattutto di accorgerci che di materiale su cui lavorare ce ne sia abbondanza. Occorre operare uno scarto, uscire dall’Apocalittico (solo la Morte è apocalittica, la Vita ci si può soltanto avvicinare) e fare come i sommelier, che analizzano il contenuto del bicchiere, e non si chiedono se sia vino o aceto o chinotto. E’ senza certezza vino, senza ambiguità, pur con mille sfumature.

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4 risposte a

  1. utente anonimo scrive:

    anche tu finOcchio?

    touché.

    Lucea

  2. Ale_87 scrive:

    interessante questa “cosa” della non-vita…ma non sono sicura che esista. alcune cose, è vero, non le avremo mai, anche se forse tutto dipende da come guardiamo al mondo in cui viviamo…del resto, te lo avevo accennato, non avremo mai dalla vita quello che desideriamo, perchè non conosciamo il modo di domandarlo. questa considerazione mi aiuta a sentirmi più individuo, vittima e responsabile della mia stessa vita…non regolata da altri, ma mia, pur nelle sue brutture o gioie. dipende da me quello che non ho, ma dipende da me anche quello che ho. il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

    bacio, ale

  3. attimo scrive:

    Ale: sentirsi più individuo, è questo il punto e anche la parte più difficile. Lucea: eh?

  4. utente anonimo scrive:

    niente, dicevo che è un blog che seguo anche io -.-‘

    Lucea

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