Me lo ricordo, il 13 maggio di cinque anni fa. Non ero ancora diplomato, ero fidanzato e ancora sufficientemente ingenuo per credere che il voto aveva una valore ideale. Oggi un pezzo di carta mi manca ancora, anche se di altro valore, mi sono alleggerito (?) il cuore e perso un pò di ingenuità. Il voto è diventato, anche e forse soprattutto, un valore civico, di responsabilità. Il giorno successivo all’inizio della fine, lunedì 14, nell’intervallo di una classe un pò troppo poco policitizzata rispetto ai canoni attuali (oggi vedo quindicenni ineggiare al comunismo o al fascio quando io alla loro età compravo le figurine), presi forza e coraggio e me andai alla lavagna, gessetto alla mano e vergando la banale e faziosa sentenza.
Ha vinto Berlusconi, l’Italia è in lutto.
Che voleva dire tutto e niente, perchè metà di questa italia l’aveva votato e sorrideva. Infatti al termine dell’intervallo, quando le ragazze rientravano (perchè le ragazze mica stavano in classe durante la ricreazione, uscivano in giro per i corridoi) una di queste, quella fascista (diciamo di destra, che all’epoca si offese) sentenziò il suo disappunto per quella scritta idiota e cancellò subito il piccolo grido di dolore di uno che non sopportava Mister Sorriso. Era un piccolo episodio emblematico di quello che sarebbe poi successo in larga scala: altre persone e valori vennero cancellati dal pifferaio magico. Cinque lunghissimi anni, 2006 era una sequenza di numeri mistica e irrangiubile, eppure oggi si chiude il cerchio. Si rimette tutto in gioco. Ed è ovvio che più che chiudersi, si avvolgerà in una spirale di decadenza, perchè è vero, non cambierà (quasi) niente in ogni caso. Non sarà un curato di campagna a risollevare un paese che si sta ripiegando su stesso, con le piazze vuote e il chiarore catodico che illumina le nostre case. Però dopo cinque anni così, l’indifferenza non è ammissibile. Ieri ho preso la macchina e mi sono fatto un giro per le "meraviglie del creato", come disse Goethe, ancora ingialliti da un inverno che faticosamente resiste. Ai piedi degli alberi il terreno era ricoperto da una miriade di foglie cadute. Un lungo manto ricopriva le colline, ogni foglia mi ricordava una battuta, un insulto, una legge ingiusta, un abuso. Poi ho guardato in alto e ho visto che sulle punte dei rami foglioline verdi stavano spuntando. L’idealità, tutto sommato, resiste ancora.

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Una risposta a

  1. Ale_87 scrive:

    l’idealità resiste sempre, per fortuna…

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