2005, piece teatrale in due atti. Il primo atto è una prosecuzione nemmeno tanto velata del 2004, anno classicamente interlocutorio, mentre il secondo atto innesta una svolta nella vicenda del Nostro ed non se ne intravede la fine. Vorrei congedarlo dalla porta di servizio senza tanti complimenti, lo ammetto, eppure. Eppure il vento soffia ancora. Ho visto posti bellissimi, ho avuto tutto chiaro mentre dormivo tra rifiuti su un umido ponte in rotta verso l’antica Grecia, quando pensavo il contrario, di essere appannato dall’euforia della vacanza e della distanza da casa. Ho avuto tutto chiaro nel momento del ritorno quando l’orizzonte si riempiva mano a mano di terra italica e di pesante realtà. Ho ascoltato tanta musica, visto film semidecenti, assistito a mediocri spettacoli sportivi, ho sudato in bici e sui campi di calcetto spelacchiati. Ho studiato sempre meno, se mai fosse possibile, e i risultati si iniziano a vedere. Ho lavorato, anche, una delle novità principali, e anche qui ho capito. Ho lentamente perso la voglia di stare dietro a cellullari e internet vari, mentre è aumentata la voglia di leggere, di tutto e su ogni cosa, di sentire i racconti della gente, quasi con gusto morboso ma assolutamente privo di perversione. Ascoltare una persona anche mentre elenca la lista della spesa. Ascoltare. Mi sono affinato, non lo dico con fare da sborone, ma mi sono affinato, ho acuminato le parti più taglienti di me e addolcito le parti più molli. Sono più vecchio, nel senso buono del termine, ho più nostalgia di tutto e più disincanto verso tutto. Ho capito che potrei fare a meno di quello che mi circonda, e questo non è necessarimente un bene, non è indipendenza. E’ essere vuoti e non avere più bisogno di nutrimento. Non sono affatto vuoto, ma solo rimandato, tenuto in quarantena. Una vespa e i capelli al vento, di questo mi vorrei cibare. Delle derive a cui assistiamo partecipi ne ho già parlato. Vorrei tanto che questa sera Ciampi pigiasse play sul suo lettore iPod e mettesse a reti unificate il quadro generale del nostro vivere. Questo qui sotto. Io mi defilo, consapevole di bluffare un pò, non prendetelo come bilancio quello scrivo ma come fotografie. Ne ho gli occhi pieni, di fotografie, e senza alcuni compagni di viaggio non sarebbe stato possibile scattarle. Ne ho anche altre vuote, polaroid ancora non stampate perchè mancava il soggetto. Pagine bianche di un anno che non è stato. E’ andata così.

Tutto resta ed è normale. Non c’è niente di speciale
Una carogna resta tale anche coi guanti bianchi
E l’universo tridimensionale sta perdendo il suo colore
Ed è avaro di stupore e di bei pensieri
Ma resta qui con me. E inventiamo un mondo che ci faccia ridere
Tutto resta uguale e i nostri occhi annoiati e semispenti
Non si accorgono che il sole ci riscalda tutti
Diventiamo semi-artificiali
Non amiamo più l’amore e scopiamo per capire di non esser soli
Ma resta qui con me
E inventiamo un mondo che ci faccia piangere di gioia
Ed io lo so che è solo un sogno che non ci inventiamo niente
Perché tutto splende ma noi non lo vediamo
Perché siamo velocissimi
Tutto resta uguale ed è banale
Non ha testa per pensare ma nemmeno per sofisticare tutto
Ed io lo so che è solo un sogno che non ci inventiamo niente
Perché tutto splende ma noi non lo vediamo
Perché siamo velocissimi
E lo so che tutto è niente che anche il bianco ha i suoi colori
Ed andare fuori dalle case da noi stessi ci farebbe respirare
Ed io lo so che è solo un sogno

paolo benvegnù – è solo un sogno ->

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7 risposte a

  1. utente anonimo scrive:

    speriamo in questo 2006…bando

  2. utente anonimo scrive:

    anche se lo neghi, sei caduto nel terribile vizio del bilancio di fine anno 🙂

    ciao fotografo, evita di pensare come un contabile e buon anno.

  3. attimo scrive:

    Lo nego velatamente ma sappiamo tutti che ci ricasco. Fortunatamente quest’anno ho evitato di ascoltare let it be e aumentare la malinconia costruita ad hoc per il periodo. Ma come contabile ti assicuro che sono negato, mi bastano qualche parole alle due di notte per farmi buttare il blocchetto e la matita…

  4. Ale_87 scrive:

    ci caschiamo tutti, alla fine. i bilanci, anche se non hanno la forma di un elenco, anche se non sono scritti nero su bianco, sono inevitabili. la mente pensa e dice che è stato un anno pessimo, o felice, a seconda. la mia ha pensato tanto, anche se mi sforzo di evitarlo. ha pensato e ha detto che il 2005 è stato pessimo e il 2006 non comincia meglio. ma, dopotutto, che cos’è il tempo? è solo una convenzione. lo abbiamo deciso noi che il 31 dicembre è finito un anno. insomma, è lo stato di cose che ci costringe ad “elencare” a “bilanciare”…ma, in realtà, non ce ne sarebbe neppure bisogno. è tutto un ciclo, un percorso in eterno movimento. alla prossima il 2007…spero che per me sarà cambiato qualcosa quando arriverà, in caso contrario, posso sempre fare l’ipocrita e dire che, fondamentalmente, non conta.

    bacio, ale

  5. utente anonimo scrive:

    i sogni esistono per essere realizzati!

  6. Minerva84 scrive:

    Bilanci…progetti…chi più ne ha più ne metta…

  7. Ale_87 scrive:

    Fabio, scrivi per favore!!!!!!!

    baci

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