Il server di eMule è pieno. Sono tutti davanti al pc a scaricare sbadilate di byte ludopornodiscofilmografici.
Via Ravenna è intasata, le rotonde pullullano di autovetture che starnutiscono monossido. Sono tutti in mezzo al traffico.
La galleria del Centro Commerciale è come un’arteria di un ciccione obeso che mangia Cheeseburger a colazione: intasata. Sono tutti impegnati a far girare l’economia. Stasera il Duomo sarà stipato in ogni ordine di posto (con tanto di bagarini all’uscita per posto poltroncine numerate, esaurite sin dalla prima domenica d’Avvento). Saranno tutti a fare quattro chiacchiere con Babbo Natale in croce.
E via dicendo. Dicono che si inizia così, a diventare adulti. Non sentire più il Natale fa parte del protocollo di aggiornamento del nostro sistema operativo. Significa passare alla versione 2.0, quella dove hanno tolto il prezioso e comodo pulsantino con l’iconcina dell’albero. Smanetti col mouse ma niente, i programmatori hanno deciso che non serviva più, hanno implementato le sue funzioni in altre parti del software e lo hanno sostituito con un plugin per winamp o peggio, con un collegamento a Splinder. Sarà lì che concentrerai quel poco di sana autoriflessione e addobberai con metaforiche palline di natale impolverate e scheggiate, il momento di scavamento interiore che il Calendario impone. Mi sento tanto un Ciampi di fine anno con qualche appunto sulla scrivania buttato lì mentre le truccatrici gli sistemavano il cerone (e non un Berlusconi, perchè a me di domande non ne fanno. Insinuano
(amori piaceri delusioni incazzature), che è diverso dal chiedere). Al posto dell’inno nazionale, suoniamo i Sigur Ros. Non è atteggiarsi a malinconico. Non è tristezza masochista. Non è la cruda realtà dei fatti. E’ un sentire umano. E’ un riposizionarsi, un pò come i partiti post comunisti. E’ un ridare il giusto valore alle cose. In giro ci sono prezzi così paurosamente alti da giustificare una rivoluzione, di quelle di una volta, con le spranghe in mano e il terrore per le strade. Terrore. Pesante. Danone. Riposizionare i prezzi metafora del riposizionare noi stessi e le parole che soppesiamo con calibri scazzati. E’ la dittatura delle relazioni sociali che ci costringe ad ordinare ai muscoli facciali di disporsi a emanare quel suono, buon qualcosa, un pò come si rutta dopo una solenne bevuta di birra. Un’esigenza dello stomaco per tenerlo buono, il buonnatale pronunciato a chiunque incocci la tua strada è il rutto della Coscienza. C’è bisogno di un calo dei prezzi, e di un Paniere dei rapporti sociali. Un monitoraggio attento e scrupoloso sulla filiera produttiva dei buoni sentimenti e delle convenzioni, natalizie ma non solo. Metafore economiche. Dovute. Il vero Natale lo si osserva direttamente sul campo, un pò come la guerra si racconta non affidandosi ai comodi spacci di agenzia ma con inviati sul fronte, dove volano pallottole e si nascondono mine sottoterra. E’ nelle Ipercoop, nei MegaStore, nelle MultiSale che ci si illumina ed è quasi doveroso andarci per capire tante cose. Nei posti dove non vorremmo andare ma ci finiamo comunque, alle 19.29 di un sabato sera. Lì vedo gente dedicare le proprie domeniche pomeriggio e gli ultimi pomeriggi prefestivi, vedo una follia silenziosa e mansueta che ci abbraccia tutti quanti senza farci male, una coperta elettronica che ci instilla una sensazione di tiepida e inevitabile decadenza. Siamo cadaveri ancora caldi, e io un miope cui hanno messo gli occhiali, e ogni anno perfezionano la graduazione delle lenti. Io. Io vorrei dire le parole che non ti ho detto, riuscire a confezionare un raccontino, evitare di infilarmi il berretto da babbo natale al lavoro e stringere mano calorose. Sono triste, si, e non è retorica malinconia da Canto di Natale, e dei tre fantasmi del natale passato presente e futuro è arrivato solo quello passato, a ricordarmi quando ero disilluso ma un fagottino riusciva a regalarmi anche solo cinque minuti di atmosfera natalizia e a mandare in frantumi tutta il mio castello di invettive contro la società moderna. Era il posizionare luci disordinate sull’albero o ritrovarmi a fare animaletti di marzapane, cose vergognose per la mia virilità e il mio senso di coolness, ma che facevo lo stesso. E non era tanto tempo fa, non ero un ingenuo bambino. Era solamente un anno fa.

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7 risposte a

  1. Folle scrive:

    Sembra proprio che ognuno di noi abbia la sua personalissima e pesante zavorra con cui affrontare il natale, e ogni anno che passa è sempre peggio.

  2. Ale_87 scrive:

    sono d’accordo con il Folle…ognuno ha la sua zavorra e, inevitabilmente, a Natale, quando si è più vicini gli uni agli altri – per dovere o per necessità interiore – quella zavorra inizia a pesare tantissimo. e quasi ci trascina a terra, e tira tira…e ce la portiamo dietro, anzi, noi andiamo dietro a lei, sperando che passi.

    a me il Natale è sempre piaciuto. non in quanto simbolo religioso, ma per i sentimenti che ispira. ma per quanto io ami l’atmosfera natalizia è forse questo il momento dell’anno che più mi “incarta” il cervello, come fosse anche lui un pacco regalo. è il momento dei conti che si chiudono, o che si aprono. è il momento in cui ti ricordi di tutto: delle persone che non vedi mai, di quelle cui non pensi mai…ti ricordi dei fallimenti e delle conquiste. ti ricordi dell’amore e dell’odio; della società che ti stritola, dei prezzi alti…ti ricordi del mondo e ti accorgi che fa schifo…ma te lo devi tenere, come per tutte le altre cose.

    un bacio, ale

  3. utente anonimo scrive:

    benvenuto nell’era dei babbo natali che si arrampicano sui terrazzi, gonfi d’aria, con la sacca griffata. a scelta coop, che sei anche tu, ed io. poi però mi dicono a lavorare che la coop è buona e pensa a noi, un po’ come unipol, quando non pensa a scalare, come babbo natale.

  4. utente anonimo scrive:

    c’è una frase che mi ha colpito: “io vorrei dire le parole che non ti ho detto” …. ma scusa …. perchè non le dici al posto di scriverle?

  5. attimo scrive:

    perchè non le so

  6. Ale_87 scrive:

    evviva il minimalismo, vero Fabio? è una delle poche cose, che, a volte, ci mantiene attivi su splinder…

    “perchè non le so”. detto tutto, appunto.

    un abbraccio fortissimo, ale

  7. Minerva84 scrive:

    Bè non è poi così male come passato…comunque buon anno nuovo!

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