E buonanotte a tutti i suonatori…
Arrivo colpevolmente in ritardo a parlare della baraonda di sabato scorso, il megaevento trasformatosi prima in fischi di delusione e successivi click di collera in rete. Talmente in ritardo che la mia attenzione si è ormai spostata sull’isterismo tipicamente italiano montato nei giorni seguenti al concertone, quasi che Ligabue fosse un ente statale, come quelli del gas, e abbia responsabilità civili. Sono addirittura partite petizioni, già si parla di marciare su Correggio a farci ridare indietro i soldi da quel ladro che altro non è stato. Ormai lo sappiamo tutti che è stato un disastro, un potenziale successo soffocato però nella culla da mani poco avvezze con i volumi delle casse. Il suo spettacolo onesto, pulito, senza fronzoli (forse talmente troppo lineare, per l’occasione), una scaletta praticemente impeccabile, con i pezzi giusti ai momenti giusti, non è esistito e come tale non verrà ricordato. Si ricorderà invece la penosa parte tecnica (audio e visiva) e organizzativa (disposizione dei palchi e dei mega(?)schermi), sinceramente imbarazzante per chi a Ligabue c’è affezionato, una colossale goduria per chi invece l’ha sempre smerdato. Si esce da un concerto stanchi, sudati e privi di energie, di solito, e invece sabato notte, mentre calpestavo qualsiasi cosa sul prato verde del Campovolo (probabilmente anche pezzi di cadavere) ero solamente stanco. Nessuna energia buttata in faccia al palco,colossali aspettative spogliate da inconvenienti evitabili, le note positive coperte da un imbarazzante mare di fischi. Peccato,ma se l’è cercata, in fondo. Mi dispiace soprattutto per lui, perchè più passa il tempo e più dovrebbe contenersi, visto che il classico momento della definitiva bollitura pare arrivare per tutti, non credo perchè dovrebbe esserne esente lui,modesto mediano della Bassa padana. Eppure ha voluto il record, ha voluto 200mila caproni belanti pronti a partecipare a un enorme karaoke collettivo, ha voluto una celebrazione di una carriera. Ha avuto tutto questo, ma francamente non se ne sentiva il bisogno. Mi sono chiesto: ma che stiamo facendo tutti quanti, noi giù dal palco e lui su dal palco? Mi è sfuggito il perchè di tutto quanto, durante quella serata in cui tutto pareva sfuggire di mano, persino a un pubblico altrettanto impreparato (molti sbagliavano a cantare le canzoni, molti erano tamarri, insopportabilmente tamarri e faciloni, ed è stata una dolorosa presa di coscienza, vedere chi ingrossa, oggi, le bibliche adunate del modesto mediano della Bassa. Il dubbio di averla fatta fuori dal vaso, tutti quanti, è diventato certezza durante la mezzora suonata con la sua prima band, i ClanDestino, che han dato la merda a tutti, han suonato con decise pennellate e non con scialbi arrangiamenti pop tipici della inesorabile bollitura che sopraggiunge negli anni. Soprattutto, hanno suonato le sue prime canzoni, semplici, un pò tutte uguali, di tre o quattro accordi, oneste e schiette birrette di un bar di periferia e non annacquati aperitivi da happy hour. Canzoni ingenue e genuine, che rispecchiavano la vera anima provinciale di Ligabue. Seduti in riva al fosso,con i soliti tre perchè, ricordiamoci di non badare troppo al cantante.

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3 risposte a

  1. Ale_87 scrive:

    mi dispiace sapere che il concerto è stato una delusione per te. e mi dispiace capire quanto questo ti faccia sentire a disagio…l’idea della bollitura…

    200mila persone sedute in riva a un fosso…

    bacio, ale

  2. attimo scrive:

    I concerti passano, le canzoni restano…

  3. Ale_87 scrive:

    per fortuna si. restano.

    bacio

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