The Definitive Post (i lettori abituali possono tranquillamente saltare al post successivo)

Mentre nelle stanze adiacenti si consuma il consueto pacioso cinguettare di cornacchie che allietano questa tiepida mattinata di fine giugno, dove gli oggetti amorevolmente rimangono appiccicati alla mia pelle che in cambio gli offre ristoro promuovendo una copiosa affluenza di sudore. Mentre la Cornacchia Regina annaspa qualcosa che non riesco ad udire (del resto sono dall’altra parte del vetro e non ho nessuna intenzione di romperlo). Mentre tutto accade, per farla breve, decido di riportare alcune considerazioni che mi erano venute in mente 10 ore fa, di ritorno da un venerdì sera infigardo come tutti gli altri venerdì, e sabato e domeniche ecc. trascorsi. Sì, infigardo, perchè te ne esci pulito e profumato pronto per spassartela un pò, e ritorni ogni volta con le ossa rotte. Ogni volta una serata groggy che ti allontana sempre più dal caparezziano tunnel el el del divertimento oh oh oh. Quando inizio ad odorare di feste, musica da mettere, seratedevasto, bella gente, disco al mare, una bionda media, visualizzo strani mostri blu elettrici monofase, e mi viene voglio di scagliare il bongo contro il muro. Perchè so che matematicamente il mio stato d’animo si evolverà verso un lento ma inesorabile declino, uno stagno di pece nera e melmosa popolato dalle solite menate, le solite persone che ti deludono, le solite aspettative che non riesci a mantenere, i soliti discorsi che non saltano fuori, ed è la sedia vuota di fianco a te la tua compagna più solidale. Ciò non toglie che stasera andrò a timbrare il cartellino, quasi con spirito operaio del dovere, e non sciopererò perchè alla fine penso: cazzo, ho 22 anni, per fare l’eremita ci penseremo nel 2082. Forse sarebbe l’ideale, il distaccarsi, ma chi vogliamo infinocchiare, sarebbe il definitivo abbandono della mia vita sociale. Col pene, dico io. Piuttosto, imparo a nuotare in mezzo agli squali.
Notavo con mio sommo sbigottimento che giunti al solstizio estivo, ancora sono sprovvisto di una compilation di canzoni frivole da cantare sotto la doccia al Bagno Aragosta. Del resto, i Coldplay hanno fatto uscire un loro disco agli inizi di giugno, quindi tutto quadra. Sarà un’estate ombrosa, da sabato del villaggio e domenica in analisi, un conto alla rovescia verso una settimana in camper a circunamvigare lo Stivale in cerca di posti letto gratis e ossigeno. Nel frattempo, sarà un notare che c’è qualcosa che non va. C’è qualcosa che non va, se tu da quasi due anni scrivi su una pagina pubblica le cose più intime di te stesso, mascherando per pudore e vergogna i tuoi segreti sotto periodi apparentemente incomprensibili. Ma basterebbe fermarsi un attimo per coglierli. Ciò non avviene per vari motivi: i destinatari (tra cui il sottoscritto) non vogliono capire, non riescono a capire, non sa/non vota. Mi sto riferendo non ai lettori che non conosco, ma a quelli in carne ed ossa che leggono e tirano dritto, credendo di avere assistito all’ennesimo e mal riuscito mio esercizio di stile. Penso che la cosa che mi ha "divertito" di più di questo blog, dopo quella ovvia di scrivere e giocare con le parole, sia stata lanciare messaggi subliminali in giro, senza paura che venissero recepiti. Basta fingersi fumati per raccontare se stessi senza destare preoccupazioni altrui: nemmeno davanti a un bicchere di birra avrei potuto giocare a carte così scoperte. Qualcosa dunque non va. Anzi, non è detto che debba essere per forza negativo. E’, semplicemente, e va preso come un dato di fatto. In fondo è l’obiettività ciò che cerco, sapendo che non esiste. Avrei disperato bisogno di chiedere consigli senza sapere in anticipo l’esito di questi. Mi rivolgo a persone prevenute che hanno una loro storia e un loro modo di pensare che gli impedisce di essere obiettivi, convincendomi sempre più che giusto e sbagliato hanno fatto il loro tempo. Esiste il mio e il tuo, modo di vedere, e la scelta più onesta consiste nel fare un frullato dei consigli e poi sorseggiarlo amabilmente, tanto poi quel frappè farà la fine di ogni pietanza, scivolerà nel condotto intestinale e andrà a concimare i prati della vita. Ti rimarrà in bocca solo il suo sapore, rimembranza e nulla più. Molto più onesto seguire i "propri" consigli, e sbagliare ripetutamente. Tentare di accontentare il Giusto sarebbe quasi ipocrita. Noi non siamo giusti, siamo esseri meschini mascherati da bianca lana pecorina. Non sto facendo il demagogo, è così. Ogni giorno che passa perdiamo inesorabilmente quella dote di innocenza e la sperperiamo in colossali puttanate. La vera rivoluzione non sta nel sovvertire i luoghi comuni, ma nel rendersene conto. Nell’aprire gli occhi e poi non chiuderli (mai) più.
E’ un periodaccio. Sono circondato da gente sostanzialmente scoppiata, e chi non lo sembra è perchè per un attimo si è fermato a guardare gli altri scoppiare. C’è chi fa lo scontroso e risponde a monosillabi, c’è chi si esilia dalla vita sociale automartellandosi le palle. Chi non sa più a quali riserve d’acqua accingere, visto che intorno è terribile siccità, chi deve lottare contro un amore travestito da ospedale psichiatrico, chi ha la scorza talmente dura da farsi fuori per qualche mese e poi riemergere come se nulla fosse, ma non è vero niente. Chi si accontenta del tran tran (altro sintomo di implosione interna), chi si ritrova tra le mani una donna da lasciare e una da inseguire, chi mette in gioco il proprio fisico per sentirsi viva per uno straccio di minuto almeno, chi deve sottostare al peso delle scelte che vengono a battere cassa, chi si rende conto della pagliacciata, della facciata dipinta fuori e grondante macerie dietro, dei segreti e magagne che come un cancro silenzioso e mafioso hanno intaccato tutti gli angoli, anche più remoti, delle nostre vite. Non perdete il vostro tempo a collegare le facce ai personaggi. Verrebbe fuori un impressionante mutante, un coacervo di tutti i nostri spenti visi, un’operazione di chirurgia plastica mal riuscita. La Cosa. E’ tutta intorno a te.
C’è chi si fa una canna o chi si ciucca. Io, molto sfigatamente, mollo i libri e alle 3 del pomeriggio mi sparo chilometri in bicicletta. La mia personale catarsi, il mio yoga sui pedali: qualche ora ad espellere energie negative dai pori della mia pelle, a sfiancarmi gambe e cuore sulle strade polverose di campagna, tra caseggiati con vecchina che ti offre da bere alla golena del Grande Fiume in secca, fino ad arrivare a non desiderare nient’altro che un sorso di acqua fresca, chè la tua borraccia è desolantemente vuota, ormai. Non un futuro migliore, non un viaggio con gli amici, non la donna della tua vita, non essere più brillante con gli sconosciuti o respingere i peccati, non programmare gli appelli d’esame, non sperare che le cose girino. Niente di più che una goccia d’acqua che ti bagni le labbra.

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6 risposte a

  1. rotaciz scrive:

    E’ ovunque, anche quando non “la” vedi.

    Ti sfiora viscidamente, per svuotarti, rubarti l’anima.

    Mi siedo la notte sul balcone della mia camera, le gambe a penzoloni, i piedi a sfiorarsi timidamente.

    Mi siedo e mi guardo nello specchio del cielo e vedo una donna tanto forte e desiderata quanto sola. Una donna che non sa più se vuole che qualcuno innaffi le sue radici. Perchè

    non sa se la sua anima potrebbe pagare il prezzo di un ennesimo abbandono. Una donna che parla da sola, nei suoi pensieri, stringe i denti e va avanti, di giorno però quando le lacrime si sono asciugate.

    Grazie delle parole che hai saputo trovare per me in questi giorni.

  2. Ale_87 scrive:

    ottima l’idea della bicicletta…la stanchezza fisica ti dona spesso equilibrio mentale.

    kiss, ale

  3. utente anonimo scrive:

    con lo sport si liberano le endorfine,che ci danno “buonumore”.

  4. bando scrive:

    l’importante è fare ciò che ci piace in quel momento senza chiedersi se è giusto, corretto, modaiolo, indie, etc farlo_che sia bici o sia leggere un libro in riva al mare o sbronzarsi in discoteca a Marina di Ravenna_no regrets_

  5. Ale_87 scrive:

    non avevo letto con molta attenzione questo post, qualche giorno fa…forse ingannata dal tuo “i lettori abituali possono saltare al post successivo”. cmq, dico, capisco perfettamente la storia dei “messaggi subliminali” immersi fra le parole del blog. per me è lo stesso. fra le righe scrivo cose di “una degna di ricovero” con la quasi certezza che nessuno le capirà. e nessuno le capirà perchè è esattamente quello che voglio, perchè io per prima non voglio capire. spesso, come te, mi capita di pensare: “perchè ho bisogno di questo blog? perchè ci scrivo i fatti miei? dov’è la mia vita sociale?? quella NON interattiva?”…bhè, ti assicuro che preferisco non avere risposta a certe domande…questo perchè ne ho paura. in realtà, so benissimo che mi manca qualcosa, nella vita vera. non sono felice. anch’io mi deprimo dopo una festa e anch’io mi deprimo quando ad una festa non ci vado e anch’io mi deprimo quando faccio cose che non vorrei e anch’io mi deprimo quando resto in silenzio, ma vorrei parlare. mi manca qualcosa. a 18 anni non ho niente da raccontare…se non stupidi deliri amorosi e tormenti esistenziali vari. una mia compagna di scuola, qualche tempo fa mi ha detto: “tra vent’anni, quando avrò dei figli abbastanza grandi, racconterò loro che, a 16 anni, sono scappata di casa, che mio padre ha chiamato i carabinieri e che mi hanno ritrovato a 20 km da casa, molte ore dopo, mentre bazzicavo in riva al mare…e tu, invece? tu che racconterai? dirai che hai studiato per vent’anni di fila?”

    lì per lì non ho dato peso a quello che mi aveva detto…stavamo scherzando e ironizzando sulle nostre vite. il punto é: lei è davvero scappata di casa e, davvero, potrà raccontarlo. e io? io no. non potrò raccontare niente del genere. io cazzate non ne ho fatte mai…brutta storia non fare cazzate…brutta storia non avere niente da raccontare…brutta storia cercare di fare una cazzata assieme a quelli che le fanno come “sport” e decidere che non ne vale la pena. la mia vita sociale, insomma, è abbastanza ristretta…uno schifo…e mi detesto perchè non so prendere in mano la situazione e cambiare totalmente. dare una svolta e smettere di essere così maledettamente sola.

    bacio, ale

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