Permettetemi una divagazione (perchè ormai il vero divagare è quando si smette di parlare di se stessi, delle proprie paturnie, del concerto visto o dello scazzo subito, delle scarpe e dell’aperitivo dove "oh si mangia anche un casino", della wish list o dell’irrefrenabile stream of consciusness, o come diavolo si scrive: Divagare, oggi, è parlare dello Stato, del Paese in cui vivi, del Mondo di cui fai parte, mentre per molti, oramai, è come una vetrina del negozio, entri e prendi quello che ti interessa e schifi quello che non ti attira).

Io dinanzi ai quesiti referendari, sono rimasto indeciso fino all’ultimo. Perchè erano materie troppo complicate per chi come me era privo delle conoscenze specifiche, e pure per chi è afferratissimo sulla questione, dato che si trattava anche di una scelta di coscienza personale. Dal momento che viviamo in una società democratica amministrata dalla politica, sono comunque andato a votare (3 si, 1 no, tanto per esser chiari), nel rispetto dello strumento più democratico che una democrazia degna di questo nome ha: il referendum, appunto. Vedere che pochi hanno fatto come me, indipendentemente dalla casella che hanno barrato, mi getta nello sconforto e nella frustrazione. Non ha vinto l’astensione ponderata, che io rispetto. Ha vinto il lassismo, il menefreghismo, il lasciar decidere agli altri, il disinteresse e il distacco dalle questioni civili, specie in certe parti d’Italia (basta vedere i dati). Cito da Repubblica:

        C’è un’Italia ignava, indifferente, pigra, che non vota comunque, qualsiasi possa essere l’oggetto del decidere, si tratti di politiche o di amministrative, di referendum su grandi questioni di coscienza o su opzioni minori come la caccia ai fringuelli. Questa parte del Paese non si interroga sull’inizio della vita, o, se lo fa, rifiuta di collegare le sue riflessioni individuali a interessi collettivi. È la terra della separatezza e della diffidenza, incapace di trovare le energie morali per costruire un sistema di regole e comportamenti condivisi, che coincide in buona parte con le aree civilmente ed economicamente più povere. Non sarebbe certo una consultazione come quella sulla fecondazione assistita l’occasione per farla uscire dall’isolamento: con i suoi dubbi sull’embrione-persona, con le sue angosce sulle conseguenze del divieto di ricerca sulle cellule staminali per la salute e per la qualità della ricerca di un paese.

E proseguo con le parole di Gabriele, molto più incisive e illuminanti delle mie:

            La verità è che c’è materiale per essere davvero delusi, per sentirsi veramente definitivamente sconfitti.
Non stiamo affrontando una mancata evoluzione democratica e sociale, qui stiamo affrontando una netta involuzione, un declino, una regressione che ci ha portato oltre il fondo.

Questo non è il classico catastrofismo. Io la vedo come una fotografia della realtà. Noi nel nostro orticello dei blog (di certi blog, peraltro), possiamo impegnarci ad esibire la fascetta dei 4 sì (ora capite perchè dicevo che è inutile scriverlo sui blog, quando è tutto il resto che va convinto?), ad esibire lucide analisi sulle dinamiche di voto e sui motivi per cui bisogna votare sì o non votare, ma dobbiamo anche renderci conto che viviamo in una realtà parallela. Tutto attorno c’è una vasta radura di terra bruciata, dove si protesta per un governo ladro o ci si mostra disillusi per i politicanti spregievoli che ci ritroviamo, ma poi queste stesse persone risultano essere quello che sono: vuoti contenitori di luoghi comuni, cinici e disabituati all’esercitare la democrazia, che prevede un minimo di interesse e partecipazione e non il solito fatalismo. Questa è la maggioranza che indirizza le sorti dell’Italia. Per le elezioni politiche siamo pronti a ribaltare governi che hanno deluso le nostre promesse, salvo poi ritornare a chiudere gli occhi per tutta la legislatura, e non scendere mai in campo quando chiedono finalmente di farlo a noi (cittadini oppressi dalle tasse e dal governo, eggià, poveri noi). Questo perchè si cerca il quieto vivere, l’arrivare a fine mese con dei risparmi in tasca, il benessere, la tranquillità sociale e il proprio orticello da curare. Tutto legittimo, per carità, ma la democrazia è terribilmente out.

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3 risposte a

  1. utente anonimo scrive:

    Quanto hai ragione(e stavolta tristemente, ahimè).Personalmente ho votato come te.E sempre personalmente questo divagante astensionismo/menefreghismo mi sta proprio sulle palle,sopratutto se poi,per lavarsene le mani,si da la colpa ad altrui ideologie.C’è veramente da riflettere,o forse no,forse è più semplice di quel che sembra.”Pensare al plurale” non paga.La collettività e la comunità derivante da essa, può anche andare a fanc***,la domenica è meglio andare al mare,in fin dei conti,altro che -pesanti- quesiti referendari.[Mi sa che è la prima volta che dico qualcosa di sensato nei commenti del tuo blog.Emozione]D.

  2. bando scrive:

    un’altra pagina triste nella storia repubblicana italiana_ forse i cittadini preferirebbero non decidere, avere qualcuno che pensa sempre per loro, da seguire, nel bene e nel male, che dice cose intriganti….__

  3. attimo scrive:

    D, la collettività è un mostro informe che ha la grazia di un elefante (e la stessa mobilità) (ti sottovaluti, personalmente ricordo altri mirabolanti commenti nel passato). Bando, forse vorrebbero tornare alla monarchia, basta che si arrivi a fine mese e si riesca a fare un mese di vacanza al mare (o ai monti)

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