Rileggo (ma non rinnego, che sarebbe inutile) il post qui sotto e mi stupisco della sua astuta frivolezza. Addirittura ho ritirato fuori il topos degli sguardi, mamma mia.
Budapest sembra sempre più lontana, e con essa i giorni di gozzoviglia che ci attendevano. Se devo scegliere tra qualche giorno come visitatore del Museo dell’Entusiasmo a priori, e una settimana come fabbro dell’Entusiasmo artigianale sotto il sole greco, scelgo la seconda. Ovviamente io non avrei scelto, la scelta è uno strumento limitativo, un’autocastrazione, una cesoia di esperienze vitali. Anche se è proprio il dramma della scelta, a volte, che moltiplica per mille segni e significanti di questi giorni altrimenti errabondi e incanalati sulle onde medie di RadioMonocorde.

Sbadiglio.

Il campo di calcetto mi attende, insieme a una voluta partitella. Il Caso e tutto il resto lo incarto in un cioccolatino. Alè.

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3 risposte a

  1. Folle scrive:

    Credo che le scelte siano i mattoni con cui è costruita la vita di una persona. Volenti o nolenti, è così per tutti.

    PS: immagino che la partitella sia stata molto divertente…nevvero? 😉

  2. attimo scrive:

    Da panico. -__-

  3. galba scrive:

    non avevo letto i tuoi ultimi post!ma ho costruito le più belle storie sugli sguardi.lasciamene l’illusione!

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