Il volume della musica è troppo alto per i miei timpani che iniziano a gracchiare sotto l’urto dei decibel, come le casse desuete della mia autoradio, e come loro continuano lo stesso a subire l’incedere delle note. Si continui a pompare musica, fa niente, non mi dà fastidio. Le orecchie finisco col tapparmele il mattino dopo quando inizia ad esserci un affollamento di periodi ipotetici cerebrali, è tutto un susseguirsi di reazioni a catene, prendo gli eventi che mi offre il Caso (eventi banali, semplici pedine dello scacchiere cosmico) e gli assegno un significato, è come tirare la moneta e farla diventare Simbolo del Destino. Da mandante divento esecutore, mi spiace io eseguo solo gli ordini, ed è una specie di improvvisato salvacondotto. Lo strofinare di particelle innesca reazioni chimiche nella mia mente (ma sì, riconduciamo ogni cosa per quella che è, a fenomeni meccanici, fisici e organici, e fottiamo tutte le nostre congetture, è tutto una congettura, in fondo) che deviano la mia natura misantropa e restia alla baldoria. Mi viene improvvisamente voglia di frenesia, luci streboscopiche e contatti maliziosi. So che durerà poco, mi riprometto di riparlarne al mio personalissimo drago sputasentenze, sperando che il suo probabile occhiolino di intesa riesca a fermare l’attimo, a raccogliere la spinta propulsiva verso la perdizione solitamente frenata da moralismi e carestie di situazioni. Verranno amidi e proteine a distrarmi da un possibile universo parallelo (basta girare la maniglia per creare la porta). verranno poche ore di sonno sufficienti a partorire uno dei sogni più belli della mia vita, a partorire il paradosso che un sogno possa rientrare tra i momenti migliori di un’esistenza (ma si vive mentre si sogna? eccetera eccetera). Se ti fa vibrare la mente e lo spirito allora non ha importanza cosa stia facendo il tuo corpo, se sia disteso inerme su un letto con la bocca spalancata e un leggero ronfare, non conta lo spazio reale se il tuo subconscio decide incredibilmente di battere un memorabile fuoricampo, di scagliare una punizione nel sette, creando parole e frangenti precisamente azzeccati. Potrebbe avere una innocua ripercussione sul tempo reale ma decido che non è ancora il momento, e forse non ci arriverò mai, a quel momento. Forse è tutto un sogno: scado nella scontantezza arrivati alla fine di un giorno passato a riflettere su mente e corpo, su peccato e retta via, su sogno e realtà, eccetera eccetera.
Profondità d’animo camuffata da superfacilità. Anzi, viceversa.

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Una risposta a

  1. bando scrive:

    sembra un viaggio in acido..:-)

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