In diretta dalla Fattoria
Ingegneria, pochi minuti prima di ricominciare le lezioni. Corpo e spirito alienati dalla pizza coi wurstel, abbondante e saporita abbonda dentro di me. Cerco di raggiungere il bagno e cavolo, ci riesco. Tutte le porte chiuse, tutte con l’indicatore rosso sopra la maniglia: di qui, non si passa. Diffido, memore di inutili lunghe attese in svariati bagni pubblici. Allora punto la prima porta più vicina a me, la apro e vedo: ragazzo con braghe calate svaccato sulla tazza intento nella nobile arte del Cagare, con in mano telefonino. Mi guarda sorpreso ed esclama, dolcemente: è occupato!, piegando la mano contenente il telefonino verso l’esterno, come a dire: non lo vedi anche tu che sto cercando di trovare la mia intimità?
Lo vedo, lo vedo. Gli auguro buon proseguimento e ritorno in aula per la lezione. Stretto come sardine ricomincio la mia opera di amanuense di antichi geroglifici. Ripenso all’uomo che caga con telefonino in mano. Chissà chi starà chiamando. Forse il 190, una voce robotica per cui non si sentirà in imbarazzo a convidere il suo momento defecante. Oppure l’infame starà chiamando la sua ragazza, unendo l’utile al dilettevole, ma lei non saprà mai del suo atto, gli sussurerà come al solito Ti Amo Fagottino, mentre lui annuendo preparerà altri tipi di fagottini, altrettanto caldi e sostanziosi. Come si fa a parlare al telefono in quei religiosi momenti? Forse potrebbe invece aver messo al corrente l’altro capo del telefono, magari suo compagnio di goliardie, sghignazzando all’annunciargli: guarda ti sto chiamando proprio mentre sono seduto sulla sporca tazza del cesso di ingegneria… per te questo e altro! Eh eh. Mi viene voglia di ritornare in bagno per chiarire questo dubbio. Sono incontri che arrichiscono il mio deperito quadro degli Aneddoti (ne ho pochi altri, tipo quella volta al Parco Urbano in cui rimasi disteso a terra in posizione feto nel grembo materno con la gente che attorno mi guardava, e direi basta, i miei aneddoti curiosi si fermano qui) e ti fanno quasi sentire a casa, mentre sei in Facoltà. Come in una grande camerata, tutti stretti sui banchi a colpirsi i rispettivi gomiti, ad aprire per sbaglio la porta del bagno e trovarci il tuo collega e sorriderci, è tutta una grande famiglia perdinci! Un’atmosfera pareggiante, sì, e familiare. Se avessi il suo numero proverei a chiamarlo.

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2 risposte a

  1. attimo scrive:

    C’è dell’aulico ovunque, basta saperlo guardare con gli occhi giusti. E poi è un esperimento riguardo al discorso di oggi, vero eug?

  2. Ale_87 scrive:

    eheh, magari potresti chiamarlo mentre sei in bagno…sarebbe ancora più famigliare!

    kiss, ale

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