Nonostante ai bordi delle strade nelle zone d’ombra ci sia ancora qualche sputo di ghiacchio infeltrito, la colonnina di mercurio sta facendo le prove tecniche di primavera. E noi che siamo gente sensibile ai fenomeni chimici extrasensoriali che coinvolgono mente e sistema limbico, ovvero siamo come le bestie che dalle grotte scorgono i rami secchi degli alberi briluccicare grazie alla luce del sole un pò più intensa rispetto agli ultimi tre mesi, noi a certe cose siamo sensibili. L’inverno si sta per congedare dopo la chiusura col botto, lo ringraziamo per tutto quello che ci ha regalato ma direi che può bastare così. I nostri ormoni e le nostre sinapsi ambiscono al cambio di stagione. Marzo è un mese fallace e interlocutorio (dio quanto mi piace questa parola), in cui il calore disseta la tua voglia di svegliarsi dal letargo. Ti viene voglia di inteprandere una proficua relazione con la tua parte edonistica. Voglia di ricominciare ad andare in palestra, dopo mesi e mesi di assenza, correre lungo le Mura, mettere su un pò di addominali a quel fisico gracilino, far scorrere il vento nei capelli, inzuppare la maglietta col tuo sudore, giocare a calcetto all’aperto alle 3 del pomeriggio, bagnarsi la fronte con la spugna zuppa d’acqua, sporcarsi i pantaloni per una scivolata sull’erba ancora umida per la rugiada del mattino, prendere l’aperitivo all’aperto (ehi ma tu non prendi mai l’aperitivo!) sul far della sera, buttare al macero quei pesanti maglioni di lana per vestirsi di sole camicie e luci notturne, sfruttare il Renfe per le ultime aperture prima della chiusura estiva (ehi ma tu non vai mai al Renfe!), iniziare ad andare a studiare all’aperto, al parco urbano, appropriandoti dei tavolini buttando nel laghetto retrostante i vecchietti, guardare le papere starnazzare e farle scappare via menando fendenti nell’aria, fare fuoco (se ancora andassi al liceo), prendere la macchina e scorazzare sui colli bolognesi, cambiare decisamente il tenore della tua playlist sull’autoradio, starnutire per quelle serate ancora fredde che giungono dopo un pomeriggio accaldato, magari iniziare pure ad andare al mare il sabato sera, dove il lungomare puzza ancora di laconica malinconia invernale, andare in facoltà in bicicletta, togliendo tutte le ragnatele accumulatecisi sopra e lasciando riposare la vetusta puntoverde. Tutto questo e tanti altri dettagli che ti percorrono la colonna vertebrale come un instanteneo fremito. L’assoluta certezza di un arcaico rituale che si ripete dalla notte dei tempi, che ti fa sentire meno civilizzato, nel riscoprire ancestrali reazioni emotive, e un pò più retorico, come ormai ogni gesto di questa situation comedy appassita.

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Una risposta a

  1. Fantast scrive:

    Si, in linea di massima tutto bene…..continuo a vivere!!!Tu???

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