Goditi il silenzio.
Ieri notte tornavo a casa sgommando sulla strada ghiacciata. Nel frattempo, un’altra persona, stessa mia età, stesso quartiere, si gingillava col suo portatile nuovo. Mentre sfregiavo il cortile con le mie ruote schiumanti frustrazione, ancora non sapevo di questo insignificante dettaglio. L’ho saputo da poco, ed ha cambiato completamente la prospettiva delle cose. Mi spiego: mentre io ripiombavo nelle mie paturnie sentimentali (se ancora si possono definire così’, io opterei per un più eloquente psicologiche), l’altro si drogava nuovamente di chip e silicio. E non conosceva l’acre sapore della delusione d’amore, dell’incomprensione e delle crisi isteriche. Aveva un portatile nuovo, e il resto non gli importava, perchè per lui il resto, non esisteva. Non conoscere condanna al non esistere. Io sono qui che mi rattristo e poco distante da me c’è qualcuno che non ha mai avuto l’occasione per rattristarsi.  E meschinamente questa notizia del portatile nuovo mi risolleva, perchè il c’è sempre qualcuno che sta peggio è un rimedio vecchio come il mondo, e di solito funziona. Funziona se si diventa fatalisti, stanchi e rassegnati. Non esiste rimedio, ormai, e mi affido al relativismo e al fatalismo. Così corazzato, posso proseguire nel lungo addio all’infinito.

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