Il tempo non è una linea retta infinita. Il tempo non è nemmeno un cerchio. Il tempo è una trottola.
In questo momento non sono predisposto a nessuna attività che non sia pigiare un tasto del telecomando. Sono impregnato di Niente, e non si tratta di mie deviate convinzioni. Sento di essere immerso in qualcosa di cosmico. Un Niente cosmico, gas privo di odore che impregna ogni sostanza. Qualcosa di troppo grosso per combatterlo abbracciando un corpo, comprando un oggetto, azzannando una piadina. Voglio ridere fino a scoppiare, perchè di ridere ne sono capace. Voglio ballare i Franz Ferdinand su una pista affollata, perchè anche di ballare sono capace. Voglio vedere neve che cade, perchè di guardare, credo, ne sono ancora capace. Sono (in)capace di tutto, teoricamente parlando. Ma non ne vedo l’esigenza. L’oppurtunità, di accendere una lucciola in una stanza bianca. Ribollisco al pensare che qualcuno, leggendo queste righe, possa pensare che viva una vita vuota, piatta come un asse da stiro, e pianga le mie miserie. Troppo facile, lo sanno tutti. E’ che siamo proprio in un altro campo di gioco. Qui siamo a livelli cosmici. Il Niente interplanetario. Molto più di uno stato esistenziale. Una zattera senza l’oceano. Le colonne d’Ercole senza il mare in tempesta. Il telescopio senza le costellazioni. La pistola senza il proiettile. Dovrei trovarmi un bestaglio, e scagliare direttamente la pistola contro di esso, e tenermi il proiettile in tasca.
Una trottola, senza dubbio. Poi fra cinque minuti un tono diverso della voce mi avrà fatto cambiare idea.
Le strade là fuori sono dense di carne umana. Vermi ciechi brulicanti attorno a venditori di Niente che cola dai banconi, e sotto altri vermi che si inzozzano, per riempirsene le tasche. Forse non possiamo proprio farne a meno, di interpretare ogni anno le solite sceneggiate. La serializzazione uccide il significato, o lo rafforza, a imperitura memoria? A volte penso non ci sia niente di sbagliato, in quello che puntualmente accade ogni anno di questi tempi, che sia inevitabile questa sceneggiata annuale. Per cui mi travesto anchio da verme operoso e inghiottisco panettoni. Come se mi ubriacassi: è la mia fase Let it be, che in genere scatta sempre per le feste. E’ la mia dignitosa resa verso il Circo Massimo, a cui chiedo sommessamente di riservarmi una parte. Salve, io faccio girare trottole, avete mica un buco nello spettacolo per me?
E sia. Lunedì farò l’indignato, martedì farò il nichilista, mercoledì sarà il turno del moralista, giovedì inizierà la redenzione (il buonista), venerdì spazio al sentimentalista e allo scoccare della mezzanotte occuperò il mio posto dentro la Grotta affollata di sconosciuti, talmente fitta da non esserci spazio nemmeno per una mangiatoia. La mangiatoia sarà appoggiata vicino a un cassonetto sulla strada, bagnata dagli schizzi di neve sporca scaraventata via dalle automobili. Giuseppe e Maria, poco più in là, a fare l’autostop lungo la tangenziale. E tutti quanti dentro la grotta illuminata, a scaldarci con zamponi e motti di spirito e a mangiare, toh, un bue e un asinello, che tanto sà di petto di pollo. E in sette giorni avrò trangugiato me stesso.
Non guardatemi in quel modo. Non sono filippiche. Non pretendo niente. Io faccio soltanto girare trottole.


Bones sinking like stones,
All that we fought for,
Homes, places we’ve grown,
All of us are done for
And we live in a beautiful world,
Yeah we do, yeah we do,
We live in a beautiful world












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Una risposta a

  1. utente anonimo scrive:

    Vorrei avvisarti che siamo in due!

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