Poco fa il cane dei miei vicini si è soffiato il naso, come un perfetto cristiano. Ok, arrivo in bici dopo 34 ore consecutive di lezione, di cui le ultime 7 passate a sonnecchiare nella penultima fila, e lo sapete anche voi quanto siano scomode quelle panche di legno per il mio gracile collo. Di conseguenza (oltre al sonno disturbato aggiungeteci la pizza ferma ancora all’imbocco dell’esofago) rimango trasecolato vedendo Whisky (è il nome del cagnetto) che starnutisce e si soffia il naso servendosi di un lindo panno bianco. E poi vede che lo stavo guardando, che l’ho sorpreso nel suo momento di umana educazione. Dopo tanto tempo che sta in mezzo a persone, ha preso il vizio di soffiarsi il naso. Fra qualche anno girerà coi fazzoletti infilati nel collare. Solo che si deve vergognare, di questa sua insana abitudine, perchè appena mi ha visto, è rimasto lì a fissarmi, mentre io a mia volta sorpreso dalla visione, ero rimasto impalato davanti al cancello, con le chiavi infilate. Un lungo momento imbarazzante, il cogliere sul fatto la perversione di un simpatico cagnetto. Whisky è un bastardino simil volpino, tutto bianco con qualche chiazza color caffellatte. E’ oggettivamente simpatico, piccolo e puccioso, e si fa ben volere nonostante la sua dichiarata stupidità. Abbaia a qualsiasi oggetto meccanico si avvicini al cortile dei miei vicini, suoi padroni. Ignari, come tutti, che quel cagnetto puccioso in realtà nasconda una terribile deviazione. Starnutisce e poi si soffia il naso, se lo pulisce accuratamente come facciamo noi (noi umani, dico), tenendo in mano un fazzoletto e strofinandoci le narici in mezzo. Vederlo fare a un cane mi ha atterrito. Per cui la scena che si presentava era la seguente: una cancellata a dividere un uomo basito e un cagnetto imbarazzato, con gli sguardi che si fissano. Un attimo, ma lunghissimo, quell’attimo in cui accade l’imprevidibile e tutto si ferma. Il muso del cagnetto mi punta, ancora parzialmente coperto dal panno candido. Ecco che se lo scosta, con calma olimpica. Ma la coda, dietro di lui, sta vorticosamente roteando. Che fare? In fondo gli voglio bene, a quel cagnetto prodigio e per rendergli sopportabile la vergogna di essere stato scoperto, decido di proseguire fino alla porta di casa. Facciamo finta che non abbia visto, ok? Sto per richiudermi la porta alle spalle, dissimulando la mia incredulità, quando sento una voce. “Non dirlo a nessuno”. Mi giro, chi cazzo ha parlato? E vedo il cagnetto (ormai impossessato dal diavolo, evidentemente) che impugna una pistola. Cazzo è una pistola, una calibro che cavolo ne so. Altro che vergogna, imbarazzo e altre pare mie. E’ il cane (altro che cagnetto) a portare i pantaloni, in questa situazione. “Che hai detto, scusa?“, ribatto io. Faccio il duro. Ma subito lui mi fredda: “Pedestre essere ciondolante, ti ho detto di tenere chiusa quella fogna che ti ritrovi come bocca. Non rivelare delle mie doti a nessuno.” “Altrimenti, cosa?


Altrimenti io dico a tutti di quella volta che ti prestai le mie mutande di flanella“.
Capii così che le deviazioni accumunavano entrambi, mentre il dimenticare, ahimè, era una virtù esclusivamente umana.


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7 risposte a

  1. MissPansy scrive:

    Io oramai mi sono abituata al mio gatto parlante…;-)

  2. OneImaginaryBoy scrive:

    ed io al pesce rosso che mi strizza l’occhio…

  3. Ale_87 scrive:

    un cane anomalo non c’è che dire! anzi, esemplare. e riguardo alle deviazioni…bhè, si, qualcuna credo proprio che ci sia;-PP
    kiss
    ale

  4. blunote scrive:

    puoi presentarmi il pusher???

  5. attimo scrive:

    Beh come vedi qui sotto sono in buona compagnia… cane minaccioso, gatto parlante e pesce malizioso. Sarà nell’aria.

  6. natsukusa scrive:

    Forse un mattino andando in un’aria di vetro, / arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: / il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro / di me, con un terrore d’ubriaco. // Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto / alberi case colli per l’inganno consueto. / Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto / tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

  7. utente anonimo scrive:

    Marco Conidi http://www.marcoconidi.com/
    Da albatro

    SPAZIO D’AUTORE
    “OSCAR della canzone d’AUTORE”
    Premio Rino Gaetano – Omaggio a Giorgio Gaber

    1991 MARCO CONIDI (Termoli) RICCARDO COCCIANTE

    (18 lug 2003)
    utente anonimo (http://JACKFOLLA.IT)

    Marco Conidi
    Da albatro

    QUESTO MESSAGGIO E’ DEDICATO A CHI VOLESSE AVVICINARSI AD UN VEERO CANTAUTORE DI MUSICA
    ROCK/POP CIOE’ MARCO CONIDI
    QUESTA E’ LA SUA DISCOGRAFIA:
    E TRA POCHI GIORNI STA PER USCIRE IL SUO NUOVO LAVORO DOVE CI SONO DELLE CANZONIMERAVIGLIOSE TRA LE QUALI L’AMORE CHE VIENE E IDENTITA’ CHE POI E’ IL NOME DELL’ALBUM…
    IL SUO SITO E’ http://www.marcoconidi.com/
    CREDO CHE PARECCHI GIA’ LO CONOSCANO MA SONO STATI PLAGIATI DALLA MUSICA ODIERNA DELLE PLAYLIST
    ECCO ALCUNI SUOI DATI:

    DISCOGRAFIA

    1989 FERRAGOSTO ’66 Ed. Musicali IT
    1991 MARCO CONTA UNO DUE TRE Ed. Musicali IT
    1992 C’E’ IN GIRO UN’ALTRA RAZZA SONY Music
    1994 STELLA DI CITTA’ SONY Music
    1998 MARCO CONIDI Alabianca Group – TOTEM records
    2000 SCUSAMI TANTO – cd singolo –
    2001 REPRISE – cd live –

    BIOGRAFIA
    La storia di Marco Conidi è una storia vera e particolare.
    Poche volte all’interno del panorama della musica italiana è successo che un atista senza massicci investimenti da parte delle major e con delle pause discrete tra un album e l’altro, godesse di un affetto e di un seguito di tali proporzioni, fedele nel tempo, da parte di migliaia di ragazzi in tutta Italia.
    A riprova di tutto questo è sufficiente citare, ad esempio, le migliaia di contatti che il sito ufficiale, marcoconidi.com, registra mensilmente, ed il fans group che ha ormai superato gli 8000 iscritti.
    Tutto questo si deve al fatto che le canzoni di Marco sono entratre di prepotenza nel cuore di molti e grazie alle radio, ma soprattutto al passaparola ed a centinaia e centinaia di concerti in tutti i club d’Italia, il rapporto instaurato con i fans si è alimentato costantemente e si è rafforzato sempre più, al di fuori dei tradizionali meccanismi che regolano il mercato discografico.
    Autore da sempre di tutte le sue canzoni, Marco Conidi, mantenendo uno stile personale specialmente nella scrittura dei testi, ha unito la propria personalità al suono del tempo che cambia.. passa e ritorna.
    Appassionato di rock da sempre, è in questo mondo che intreccia vari stili e varie influenze.
    Interpretato da altri artisti tra i quali Paola Turci e Luca Barbarossa, ha sempre ricevuto attestati di stima da più parti, come ad esempio la citazione nella “Guida ai 100 Grandi Album della Musica Italiana” di Editori Riuniti.
    Bruce Springsteen in persona, dopo aver letto la traduzione di Marco di “One Step Up” (Un passo via da te), ne ha apprezzato la versione e ne ha autorizzato la produzione per l’album tributo “For You”, rendendo di fatto Marco uno dei pochi artisti in Europa autorizzato a tradurre il Boss.
    La regione Sicilia ha voluto premiare nel 2000 il brano “Italiani d’America” come Canzone Italiana Per Il Mondo.

    Queste ed altre sono piccole tappe della storia personale di Marco Conidi
    …ma il meglio è ancora da scrivere…
    http://www.marcoconidi.com/

    ILL SUO SITO UFFICIALE E’
    http://www.marcoconidi.com/marcoconidi.htm
    ISCRIVETEVI IN TANTI…
    DA UN ANGELO MALEDUCATO

    Si intitola ‘Marco Conidi’ l’album che segna la ‘rinascita’ artistica a tempo di rock del cantautore romano: una breve intervista….
    Il nuovo album porta semplicemente il suo nome, come se fosse il segnale di una rinascita artistica: Marco Conidi, 31 anni, due partecipazioni al Festival di Sanremo (una con Bungaro e Di Bella), una svolta rock inaugurata con l’album “C’è in giro un’altra razza” nel 1992, riparte da una manciata di nuove canzone e da un’iniezione di fiducia arrivata con l’incontro dei suoi nuovi partner musicali, tra i quali spicca il chitarrista Vincenzo Mancuso (già con Francesco De Gregori per album come “Canzoni d’amore” e “Il bandito e il campione”). “Ho trovato gente entusiasta con cui lavorare, con cui ci siamo potuti prendere i tempi giusti, veri musicisti con cui è un piacere suonare dal vivo”, ha detto Marco, incontrato a Roma in una densa giornata di promozione. Il suo album è decisamente migliore del precedente, più credibile soprattutto dal punto di vista musicale, e rappresenta la fusione delle due anime di Conidi, quella rock accanto a quella più cantautorale: “Forse il precedente album aveva dei suoni più forzati, mentre qui non mi sono vergognato a mettere degli archi quando ce n’era bisogno, pestando duro quando era il momento. Volevo fare un disco che mi rappresentasse appieno”.
    Nel disco è citato Ligabue (chiamato “Zio Luciano” nel brano che apre, “Ali e stivali”), al quale d’altra parte Marco è legato a doppio filo: “Anzitutto non mi vergogno affatto ad ammettere che sono un suo fan da sempre; inoltre qualche anno fa il gruppo che suonava con me era quello dei Rockin’ Chair, che adesso è al suo fianco. In ogni caso, anche se i riferimenti a Ligabue sono evidenti, non è solo lui la mia influenza: io sono attratto da diversi musicisti, e tra gli italiani posso citare Fossati, Rino Gaetano e i Nomadi, mentre per gli stranieri ascolto molto Springsteen (sul disco è presente una splendida cover in italiano di “One step up” del Boss), ma anche R.E.M., Counting Crows, Neil Young”. Il disco di Marco Conidi fa anche i conti dei testi molto personali e autentici, tra i quali spiccano “Dall’altra parte del fiume” (“E’ la canzone che mi piace di più, quella che mi ha emozionato scrivere e che mi emoziona di più riascoltare”), “Italiani d’America” (“un brano a tema, scritto su gente lontana: l’idea ci è venuta a Casteldaccia, vicino Palermo, dove abita Vincenzo. Lì gli anziani ti raccontano storie di emigranti, e ti fanno immaginare la vita di quelli che sono partiti per andare lontano”)Non troppo dissimile l’argomento di “Italiani d’America”. «E’ una canzone straordinaria; posso dirlo perché non l’ho scritta io, è di Marco Conidi. E’ un pezzo che invita a considerare che tra le cose, non molte, di cui possiamo essere orgogliosi di essere italiani, c’è il fatto che l’italiano è una lingua che gli stranieri associano all’amore». Ed è un pezzo che tra l’altro cita il Festival di Sanremo, che nella storia di Barbarossa ha avuto una certa importanza… (27 set 1999)
    e “Cuori separati” (“sono stato indeciso fino all’ultimo se metterla nel disco, perché era una canzone che avevo scritto soltanto per me. Parlava della mia situazione di separato e del rapporto con mia figlia. E’ una canzone che dà serenità, dopotutto, e adesso sono contento che sia finita sul disco. Credo che possa anche servire un po’ a qualcuno…”).
    Insomma un buon disco, che fa dell’autenticità e della voglia di trasmettere energia i suoi punti di forza, che del resto sono gli stessi del suo autore. “Adesso che ho ricominciato a girare”, dice Marco salutando, “ho scoperto che molti ragazzi non mi hanno dimenticato, e anzi mi trattano come un amico. Per me questo è veramente il più grande onore. Vuol dire che ho trasmesso loro qualcosa che dura…”
    (02 mar 1998)

    Albatro alias Angelo Maleducato la mia mail e’ francescomariapaladino@tin.it

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