Un trattore ondeggiava pericolosamente sul ciglio del fossato. Una zolla più grossa delle altre, ed ecco che il nostro ex studente si sarebbe ritrovato tra rane e lividi. Una prospettiva che non aveva preso in considerazione, di sicuro. Eppure aveva trovato il karma, nel lento borbottio del motore a scoppio, bolso e sapido, come solo un vecchio trattore poteva apparire. In quei pochi ettari di campagna acre e argillosa, aveva detto addio alla carriera, ai doveri, alle ambizioni. Le lame non avrebbe solamente solcato la terra, ma solcato anche quel muricciolo di imposizioni mentali. E finalmente quella mattina, armato di panino con la mortadella e dell’ultimo best di Madonna nel lettore cd, si diresse al suo nuovo campo di gioco. La notte prima aveva bruciato in giardino pile di carta. Il poco che le fiamme non aveva attechito, se lo sarebbero dilaniato due gattacci della malora, a notte inoltrata, quando il Nostro beato dormiva. Finito il tempo della regolarità, di orari e di campane di vetro, di code in macchina e di dormite colossali. Finito il tempo del capire, del chi me lo fa fare, dei tramonti sui libri e delle albe su sogni proibiti. Perchè sforzarsi tanto di farsi plasmare dalla realtà? La si mette alla portà e ci si autoannichilisce. Kamikaze pacifico, che si fa esplodere salendo su un trattore, e mette da parte soldi, propositi, conoscenza, rapporti, responsabilità. Cosa rimane? Praticamente niente, ed è qui il suo orgasmo. Sale convinto, innesca la prima. E parte. Sa che deve andare dritto per tot metri. Poi girare su se stesso e riandare dritto per altri tot metri. E così ogni tot metri deve coprire tutto il campo. E poi basta. Nient’altro. Ed è questo il suo orgasmo. Nient’altro. Perchè prima c’era un qualcosa, e finito questo qualcos’altro. Ora nessun sconfinamento. Ha confinato tutto in tot ettari, ha fregato tutti quanti. E lui sa quando ci entra e quando potrà uscirne, a fine giornata. E mentre sarà dentro, dormirà e il trattore andrà da solo. Poi al tramonto tornerà a casa, e si concederà un pò a se stesso, trastullandosi e confortandosi. Però non aveva messo in conto di dormire così profondamente, che il bordo dell’oblio accidenti è scivoloso. Il pacioso kamikaze involontario non regge il sordo tran tran del motore a scoppio, e si addormenta, si. Si addormenta al volante di un trattore, in fondo che male c’è mica ci sono platani in giro. Però c’è un fossato, di fianco alla sua rettilinea (per il momento) traiettoria, e potrebbe non essere salutare infilarcisi a bordo di quel bestione. Non c’è nessuno intorno che lo possa salvare. Mentre ondeggia, sta sognando. Un incubo, per la precisione. Lui imbottigliato nel traffico, una cappa grigia sulla città, uomini vestiti di nero con occhiali neri e bombetta nera e valigetta nera piovono sui cofani delle vetture, e le ammaccano. Uno di questi si fracassa sul suo fuoristrada, e la valigia penetra nel parabrezza: un mare di fogli, bianchi, si riversa sull’aspirante contadino. Una zolla più grossa delle altre lo fa sobbalzare, e si sveglia, e vede il trattore inclinato. Si butta a terra, all’ultimo istante utile. Utile per cosa? Si chiede il contadino fallito, mentre ancora sporco di fango, sale sul fuoristrada. Non è ancora tramontato il sole, che al primo semaforo rosso starà già leggendo la gazzetta.

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4 risposte a

  1. attimo scrive:

    Ispirato da un’aspirazione altrui.

  2. Folle scrive:

    interessante, questa dovrò rileggerla alcune volte per capirla..

  3. natsukusa scrive:

    accidenti, faccio sempre fatica a sbrogliare le metafore… perché è una metafora vero???

  4. attimo scrive:

    L’aspirazione no, tutto il resto invece si, è abbastanza metaforico. Volevo esprimere un concetto, ma finisco sempre per ingarbugliarmi…

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