La sensazione di ritornare a casa. La valigia da disfare, per riporre nell’armadio, al loro posto, magliette camicie pantaloni. Lo zaino da svuotare. Il dormire di nuovo sul tuo letto. Tra quella cosa che si chiama “vacanza” e il ritorno a casa, ci vorrebbe una camera di decompressione, un pò come nelle navicelle spaziali, quando di ritorno dalla passeggiata nello spazio, l’astronauta attende di rientrare a bordo. Non è la paura della routine, il riprendere i ritmi abituali, le proprie occupazioni. Non è la nostalgia, la voglia di non tornare mai, voglia quasi ovvia. E’ il dover usare quei termini in corsivo, che mi viene l’orticaria solo a batterli sulla tastiera: i codici a barre della nostra esistenza. Ho in mente un’immagine, e una parola, vuoto. E’ quasi ovvio associarla a quella prateria. Ma forse non è quello il suo posto. Giorni impilati sul rullo della cassa, pronti a passare per il lettore ottico e a scandire il Bip, sono lì davanti a me. Potrei essere la cassiera o il tizio che li infila nella borsa di plastica. L’inganno continua.

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Una risposta a

  1. Ale_87 scrive:

    Ben tornato Fabio. bella la “tua” immagine:una prateria, un vuoto che, in realtà, è molto pieno…grazie ad una sensazione di libertà, di benessere, di lontananza da quel Bip…nè una cassiera, nè un cliente…solo tu.
    un bacio, ale

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