ho dormito in un sonno così profondo che la coscienza si è disintegrata


Folle


Giornata oserei dire strana, oggi. Che è successo di veramente eclatante per meritarsi questo appellativo? Niente, probabilmente, e in fondo non è ancora finita, ci sono ancora un paio di birre che mi aspettano al Buskergarden (e speriamo di non buscarle, vero Strega?) ma ad ogni modo, è scappata questa frase, al Folle, e quando riconosco il bagliore, nelle frasi, il bagliore che deriva dalla capacità di sintesi, per me è già una giornata strana. Oggi ultimo giorno di esami per molti miei conoscenti. Alcuni addirittura si laureavano. Altri, come me, avevano già terminato (in modo inglorioso…) la loro estate accademica. Beh insomma non la chiamarei giornata di svolta, ma una giornata, piena di premesse e di esiti mancati, di svolte possibili, di nuova vita per alcuni, di propositi, di liberazione e di aspettative, ma a breve termine, che quelle lunghe sono troppo fallaci e ci hanno preso in giro abbastanza, ormai. In quella frase mi sembra di trovare un tratto comune, fra questo microcosmo di anime, tutti quanti più o meno veniamo da un lungo sonno, metaforicamente parlando (e non solo, vero Scralco?). C’è chi si laureava, dopo anni di incertezze, e si alzava e andava a stringere la mano al prof, durante la proclamazione, e riceveva pacche sulle spalle dagli amici, baciava la sua ragazza (promemoria: avere qualcuno al proprio fianco nei momenti topici, è straordianario ed esaltante) ed io ero contento per lui. Qualcosa di liberatorio, il finale di qualcosa e si sentiva nell’aria. Ora poteva rilassarsi, e la coscienza raccattare i suoi frammenti. Gioia contagiosa, e anchio ho assestato una vigorosa pacca sulla spalla, a mò di sigillo. Poi c’è chi aveva l’ultimo esame, e la sua coscienza era stata sepolta sotto libri e basta, e si può dire che sì, avesse dormito, forse per dimenticare un gesto che ancora oggi non sa gestire, se lo ritrova lì come fardello pesante. Lo portiamo insieme, cara mia, ma ti auguro finalmente di aprirti un pò, di far uscire la tua coscienza e farle prendere un pò d’aria, un pò di leggerezza, come dici tu, per far sì che si ricostituisca. L’altro, più che in un sonno, era scivolato in un dormiveglia, in preda a un errante esame che non voleva saperne di farsi acciuffare, ma anche incantanto dalle note di un’arpa danzante, che l’ha ammaliato ma anche un pò stordito, come ogni cosa bella fa, del resto. Adesso ha il tempo per raccattare una coscienza, quella che vuole lui. Che coscienza vuol dire tante cose, altrimenti non avrei potuto scrivere questo post. Ci rimarrei io, e potrei dire, con un pizzico di fantasia, che anchio ho dormito, ho avuto un incubo sentimentale, ho avuto disturbi intestinali di tipo accademici, e ho tanta voglia di svegliarmi, di vedere se c’è rimasto qualcosa da un altro anno di noia intesa come mancanza di stimoli in ambito universitario, e da un mese che mi ha affosato, che mi ha insegnato per la prima volta che sì, niente è eterno. Avevo qualche dubbio, ovviamente, ma ho avuto la controprova. Oggi ha fatto pure caldo, finalmente, quest’estate che dormiva e che non si decideva a mostrare il suo vero volto, quello che odiamo ma che rispettiamo, si è destata. E ritorno a quella frase, mi chiedo che sì, abbiamo una coscienza appesantita da sedativi, mal ridotta, è che è tempo di andarla a riprendere. Ma prima, meglio portarla con noi in vacanza, di prenderla per mano sulla battigia in riva al mare, e lasciar correre i nostri corpi e le noste menti, un pò in giro, a inseguire volti nascosti, la pace dei sensi, miraggi visivi.

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Una risposta a

  1. Ale_87 scrive:

    a pace dei sensi…un obiettivo che inseguiamo in tanti. Attimo, se tu la troverai prima di me, mi porti a farci un giro?
    kiss

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