Mi capita di leggere un post di Kay, in cui si cimenta nell’arduo compito di spiegare cosa significhi quella famigerata parola: Indie. Non voglio entrare nell’annoso e irrisolvibile dibattito, chè è troppo vasto e sconosciuto per uno che di Morrissey non ha mai ascoltato una canzone, tanto per citarne uno. La parte che più mi colpisce della discussione che ne nasce (al momento siamo a quota 50 commenti) riguarda la parte “estetica” del movimento Indie. Le spilline, le borse a tracolla, i locali, il vintage. Tutte cose che adoro, fra l’altro, anche se non ho spilline attaccate al mio vecchio zaino Invicta, e di vintage ho solo una felpa comprata all’Oviesse. Lo stile Indie, insomma, mi affascina, è qualcosa a cui, diciamolo, vorrei aspirare, ma apre in me una voragine perplessa. Filosoficamente parlando, si tratta di Forma e di Sostanza, dicotomia lacerante per il sottoscritto, specie quando la Forma può arrivare a “corrompere” la Sostanza: a influenzarla, a deviarla, quasi a sostituirla e anticiparla. E’ un discorso che vale ovviamente per la maggioranza, e non per quelle sante persone (da tenere sotto una campana di vetro) che seguono in modo autonomo il proprio sentire, e da qui partono, se vogliono, a costruire un proprio stile. Però quando un fenomeno si espande, c’è il rischio che la Forma acquisti più importanza della Sostanza. Ecco che la canzone di sottofondo che si ascolta diventa in qualche modo musica “ambient”, proprio come quella musica che fa da parete, e che al posto degli arpeggi e dei giri di chitarra, subentri al centro della scena, la maglietta, il paio di Converse, la frangetta, le spilline e tutto l’armentario, insomma. E la musica ritorna a fare da cornice. Illuminante, ma davvero, è il post di Pompeo, che si immagina un Costantino in mezzo a quegli ambienti lì. Tra le altre cose, in quel post si nota (sintetizzo): il tratto comune, è la maniacale cura del dettaglio, dell’immagine di sè, del lato esterno, che porta ad accumunare un fighetto antipatico a un alternativo. Le Adidas Yoshimoto ai piedi e la T-Shirt introvabile indosso. Due poli che si cortocircuitano. Un paradosso di estetica che porta due universi lontani anni-luce, ad avvicinarsi incredibilmente, grazie alla Forma, così invadente rispetto alla Sostanza. A modo mio, leggendo quel post di Pompeo rilancia la mia perplessità verso l’ambiente esterno, ormai così selettivo. Non sono bravo nel scovare i dettagli per costruire il mio Stile, e di fronte al mio anonimato estetico corredato di qualche concessione riconoscibile, rimango anchio perplesso, ma di me stesso, però. Forse sarebbe meglio rivolgere questo stato d’animo verso l’esterno, verso mondi ben caratterizzati che corrono il rischio di interpretare se stessi. Sogno di andare al concerto della band svedese sconosciuta con una bella camicia bianca e i brillantini sul collo. Di andare a sorseggiare l’aperitivo in riva al Papete con una maglietta zaccona, sporca e sudicia piena di spilline. E’ bello costruirsi uno stile, ma snervante quando lo stile personale deve piegarsi ai Canoni, deve aggiornarsi e stare al passo. Al passo di chi, scusate? Al passo di manichini di tendenza? Spogliamo la Sostanza, che balli coi piedi nudi in riva al mare e che si ubriachi in un locale underground, senza che non ci sia nessuna tendenza a rompere le balle.
E se sono stato confuso e precario, o se sono andato fuori tema, meglio così.

Questa voce è stata pubblicata in Splinder. Contrassegna il permalink.

6 risposte a

  1. utente anonimo scrive:

    essere alternativi ormai è diventato una moda come quella di prendere l’aperitivo con gli amici universitari…un “vero alternativo” come dici tu se ne frega dello “stare al passo”

  2. utente anonimo scrive:

    in effetti non c’è alcuna differenza ormai tra chi va in discoteca vestito come costantino e le veline, o chi va a un concerto indie e per andarci deve vestirsi per forza da puzzone

  3. mauditeenfant scrive:

    No no, è un problema che sento molto cavolo, me lo chiedo sempre anch’io cosa conta davvero. Il fatto è che razionalmente siamo tutti d’accordo nel dire che è la sostanza, si si , è senza dubbio la sostanza. Però poi? Poi cazzo li vedi quelli che si definiscono “alternativi” come ti guardano se solo solo hai su una cazzo di felpa della nike (e chi non ce l’ha una felpa della nike?E non ditemi io io eh perchè lo so che ce l’avete tutti,se non l’avete l’avete l’avete avuta, e se non è nike è qlc cosa del genere insomma, siamo un po’ elastici) perchè volevi stare comodo. Insomma, io credo che il fattore da privilegiare quando si parla di abbigliamento sia la comodità, eppure non evito di comprarmi le magliettine introvabili e le spille sullo zaino ce le ho da quando sono andata in Inghilterra,e poi dai, gli uomini così mi piacciono tanto e quelli non così in genere è come se girassero con il cartellino “sfigato” appeso dietro(lo so che è brutto ma sto cercando di essere sincera). Non so, forse per sfuggire a tutto questo bisognerebbe rinchiudersi in un monastero cistercense, e forse anche lì i frati discutono su quale saio sia più trendy o più cool, chissà, un girono sarò abbastanza matura e superiore a tutto ciò da non pensarci più a come mi vesto, almeno lo spero.Baci e scusa se mi sono dilungata:) Arr

  4. Attimo scrive:

    La cura dei dettagli esterni, sia in chi guarda sia in chi li mette in scena. questo intendevo. Io odio gli integralismi e sono d’accordo con te riguardo alla storia della felpa, uno si mette la felpa che gli capita sotto mano ma corre il rischio di non so nemmeno io cosa. Apprezzo la tua sincerità riguardo a cartelli (alla fine inconsciamente lo facciamo tutti, intendo mettere cartelli alle persone) è che ne ho le balle quasi piene di cartelli e etichette e canoni e tutto quanto. Baci a te.

  5. Ale_87 scrive:

    il discorso Forma-Sostanza mi appassiona molto e sarebbe tremendamente bello parlarne di persona. sono dell’idea che la società moderna sia in gran parte travolta dalle apparenze, dagli schemi, dai preconcetti…una società votata alle icone, al “giusto” apparire, al seguire le mode con morbosa celerità. la Sostanza, in questo quadro, ne viene completamente sminuita. la sostanza, infatti, dovrebbe essere fuori da uno schema fisso, da un ordine di cose che per la società appare esemplare. Credo che la Sostanza sia fortemente corrotta dal valore(?) della moda. credo anche che l’espressione e la comunicazione possano avvenire tramite i colori, gi abiti, le forme…ma cosa cavolo vuole comunicare un dark? forse che è incazzato con il mondo o che odia la luce del giorno? insomma, la comunicazione visiva è fonadamentale, ma al momento è così strumentalizzata da non essere efficacie. il SENTIRE di vestirsi in un certo modo era, forse un tempo, un buon modo di comunicare, di far sentire una voce…adesso no. adesso ci si veste Vintage, Glamour, Pank, Dark ecc.ecc. perchè le mode vanno così, perchè la nostra società si è ripartita in gruppi di appartenenza, dove quello che ti piace di più diventa anche il tuo(?)gruppo se ne segui le tendenze. poi, ci sono quelli come me, che la moda la seguono da lontano, un po’ per impossibilità, un po’ per rifiuto intellettuale. ci sono quelli come me che vivono fuori dalle apparenze più scontante e cercano di essere “al passo” con la semplicità di un paio di jeans e una maglietta. è disarmante che per amalgamarsi alla società siamo quasi costretti a scegliere di essere “in un modo” che non ci rappresenta. la Sostanza è meglio, secondo me.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *