La Franchezza si avv…

La Franchezza si avvicina alla mia sedia. Non me accorgo subito. E’ relativamente tardi, è notte e sto leggendo affanosamente appunti. E’ tardi è buio, la mia stanza è illuminata solo dalla luce della lampada. Mia sorella ronfa, neppure lei si è accorta della nuova presenza. Mi volto un attimo, qualcosa mi sta tirando la maglietta, e vedo un fragoroso bagliore di luce. Orpo, è la Franchezza, ha il suo braccetto teso verso di me, e uno sguardo pretestuoso. Nel senso che quella piccola fanciulla pretende qualcosa, da me, ovviamente. E sia: mi guarda in modo troppo supplichevole, ma è una supplica fiera. Di chi sa, beata lei, di essere dalla parte del giusto. Si può discutere se sia “opportuna” o meno, la Franchezza, ma eticamente parlando va a braccetto con la Giustizia. Strana coppia, una così snob, l’altra, la bimbetta impertinenete eppure mite, quasi tenera, che attira la mia attenzione tirandomi la maglietta.
Lo so. Vuoi che te lo confessi. Ho bisogno di parlare con qualcuno. Di aprirmi a quel qualcuno. Voglio parlare con qualcuno senza avere l’impression che inconsciamente mi giudicherà, voglio quasi che sia disinteressato. Disinteressato e interessato, allo stesso tempo. Deve ascoltare, e basta. Come, deve? Come dici? Non ti suona tanto bene? Neanche a me, ora che me lo fai notare. Ascoltare non “deve” essere collegato a un “dovere”. Lo ammetto: sento il “dovere”, la “necessità” di dividere i miei fardelli con qualcun altro. Alleggerire me stesso. Mi (ri)scopro egoista. Appesantire qualcun altro per provare a sentirmi più leggero. L’Egoismo. L’ipocrisia distorce l’umanità, la mia. Mi vedo distorto. Sai qual è la verità, Franchezza mia? Che sono come un boccone masticato, finito nello stomaco e che ora viene preso di mira dai succhi gastrici. Stanno corrodendo un pò a caso le parti di questo bolo alimentare… le sue certezze, i suoi criteri, le prospettive… i suoi slanci, le sue umanissime e patetiche richieste di ascolto (per dire cosa, poi?) Questo boccone viene investito dai succhi, e non sa cosa andrà a nutrire, in quale ciclo di Krebs capiterà. Non ti sto ingannando stavolta, Franchezza mia, con le mie solite pressapochiste metafore: solo la confusione può rendermi più sincero ai tuoi occhi.

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