Viva la tempestività…

Viva la tempestività. Riporto un’ultimora di domenica 1 febbraio:
Roma, 14:16
In ufficio 6 italiani su 10 si ammalano d’infelicità


In ufficio ci si ammala di infelicità. Pareti spoglie, luci artificiali, capi e colleghi che restano per anni estranei, quando non diventano ostili; un lavoro distante anni luce dai desideri di un tempo, con la coscienza di uno stipendio che basterà a malapena ad arrivare a fine mese. Per sei italiani su dieci (63%) è così che si diventa infelici, complice l’incubo quotidiano dei tragitti fra casa e ufficio, al mattino, ma soprattutto la sera; nei mezzi pubblici e nelle auto ferme nel traffico. Risultato: l’impiegato supera casalinghe e pensionati nella classifica italiana dell’infelicità.
Il quadro emerge da una ricerca del mensile ‘Riza Psicosomatica’, in edicola da domani, che ha intervistato 898 italiani di età compresa tra i 18 e i 65 anni proprio sul tema della felicità. La rivista traccia l’identikit dell’infelice: il 56% sono donne contro il 44% uomini, di età compresa fra i 36 e i 45 anni, con un grado di istruzione alto o medio alto (60%), residente nell’hinterland delle grandi città, spesso senza figli.


Secondo l’indagine, la professione più a rischio è quella dell’impiegato (27%), che supera quella della casalinga o del pensionato (20%), ma anche dell’operaio (14%), del disoccupato (13%), del commerciante (12%) o del libero professionista (5%).


A far crescere insoddisfazione e infelicità, innanzitutto, spiegano i diretti interessati, i rapporti con il capo e con i colleghi (36%), spesso all’insegna del formalismo e dell’indifferenza; a questo si aggiunge uno stipendio regolarmente insufficiente ad arrivare a fine mese (35%) e un ambiente freddo e spoglio (31%).


Tra le cause anche l’obbligo di svolgere ogni giorno un lavoro ripetitivo e noioso (28%); della collocazione periferica degli uffici, difficili da raggiungere (25%); di una comunicazione che ormai avviene solo attraverso computer e posta elettronica (27%) e che, quindi, alimenta il senso di solitudine.


Tutti questi sondaggi, inchieste, ricerche statistiche che ci dicono siamo allo sfascio, che è un mondo difficile, futuro incerto. Lo sappiamo, che stiamo come polli in batteria, lo sappiamo senza che ce lo dicano tutte queste indagini demoscopiche. Che poi è come darsi continuamente una martellata sugli zebedei, senza chiedersi perchè ci facciano male, senza trovare la soluzione. Leggo e mi viene da dire: e allora? Lo sappiamo. Ci sono una schiera di scrittori dell’era moderna che ci ricordano in che razza di mondo viviamo, c’è il cinema, la musica, i blog, che lo ribadiscono: la frustrazione è dappertutto, la frustrazione è in noi. Però mai che un’indagine demoscopica ci venga a dire come uscirne. Tutti in ritiro in Tibet a fumare erba verde? Ritorniamo alla vita rupestre salutare? Siamo carcerati e carcerieri allo stesso tempo, dice l’ultimo sondaggio che ha fatto il mio personale istituto demografico, su un campione di 1 persona, il sottoscritto. Non esiste la via d’uscita, sostengono il 100% degli intervistati.




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2 risposte a Viva la tempestività…

  1. TheEgo scrive:

    Ma finiamola di dire stupidaggini! Vogliono inquadrare per forza la gente in indagini sociologiche! Hanno veramente scoperto l’acqua calda…e comunque cosa vuol dire che non esiste via d’uscita? Ma che via d’uscita dovrebbe esistere? Ma uscita da che cosa? Questa è la nostra vita e ce la teniamo com’è…Ci sono tanti aspetti positivi della nostra esistenza e spetta a noi saperli cogliere anche nel grigiore della monotonia quotidiana. Lasciamo perdere i mass media che ci ricordano periodicamente le nostre frustrazioni e impariamo a vivere come liberi pensatori che sanno succhiare il midollo della vita senza farsi trascinare nel vortice! Eugenio

  2. Myria scrive:

    Hai perfettamente ragione. Carcerati e carcerieri di noi stessi. Senza possibilità di aspettare che caritatevoli mani esterne ci liberino dalle nostre sbarre, tocca solo a noi. Riguardo alla tua domanda sulle amicizie virtuali… credo che conoscere la gente via web faccia porre l’attenzione su aspetti che nella conoscenza “face to face” arrivano solo successivamente, e viceversa. Sono convinta che tante persone con cui scatta un feeling via Internet, dal vivo non le avremmo nemmeno calcolate. E viceversa. Ciao…!

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