Quella canzone scritta qua sotto è attualmente in loop nella mia umida caverna cerebrale. La trovo bellissima. E a questa profonda considerazione musicale, ne aggiungo un’altra, un pò meno profonda: quando hai voglia di fare qualcosa, non la puoi fare. Al verbo “fare” posso sostituire svariati verbi. Mi viene in mente, ora in questo preciso momento, “parlare”. E sottintendo con chi. Ma potrei benissimo metterci anche “essere”, però rischio di sembrare un tantinello esistenzialista. Quindi vada per “parlare”. Non c’entra niente con Daysleeper, d’accordo. Però adesso queste 2 considerazioni sono i 2 inquilini della caverna. E non mi va di mandarli via, nè di importunarli con domande e interrogazioni. Che si mettano a proprio agio, che trovino un posto a sedere. Offrirei volentieri qualcosa da bere alle 2 considerazioni.

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2 risposte a

  1. Dalia scrive:

    Prima o poi,qualcuno o qualcosa ci costringe a pagare pegno.Così,si inizia a correre con valigie troppo pesanti,e con strade che ti vengono quasi incontro,con furia,con la stessa furia con cui tu cerchi di scappare da esse.Poi,a volte,i polmoni si stufano di regalarti un pò di fiato.E così -devi- per forza superare quella parete che le valigie hanno creato,e trovare l’uscita dal labirinto,che le tue pupille già intravedono.Basta con il dolore piacevole delle valigie,anche se è il prezzo da pagare.I mostri e i loro artigli non devono raggiungerti.Continua a correre,io faccio il tifo per te.

  2. Dalia scrive:

    Magari in quelle valigie c’è qualcosa di te.Ma quel che conta è che..vuoi davvero startene con le mani in mano a veder le suddette valigie scivolare in quel burrone?

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